I ragazzi delle barricate

I ragazzi delle barricate
È un mondo in fermento quello a cui Enrico si sta affacciando nella sua adolescenza difficile di povero orfano del collegio dei Martinitt. Milano è occupata dagli Austriaci e c’è aria di rivolta. La miseria si fa sentire, manca la farina per il pane, crolla la Borsa, scoppia lo sciopero del tabacco e, mentre la popolazione è sempre più esasperata, viene proclamato l'editto di impiccagione. Enrico da grande vorrebbe diventare un giudice, ma per intanto, dopo la scuola, fa il garzone in una stamperia. È lì che scopre che Luciano Manara e Carlo Cattaneo si incontrano nel retrobottega progettando l'insurrezione: servono fucili e mappe della città, bisogna trovare passaggi sotterranei nelle cantine per dar battaglia agli invasori. Mentre prende lezioni clandestine di patriottismo spiando i discorsi dei cospiratori, Enrico stringe amicizia con Serafina, figlia di un venditore di caldarroste, e con Malachìa De Cristoforis, rampollo di nobile famiglia. Tre ragazzi che non potrebbero essere più diversi per carattere ed estrazione sociale, ma che hanno una cosa in comune: vogliono combattere per la libertà. Un desiderio che li vedrà uniti sulle barricate delle Cinque Giornate...
Non lasciatevi fuorviare dalla copertina con illustrazione d'antan, che sa di De Amicis e di piccole vedette lombarde. I ragazzi di Daniela Morelli non hanno niente di lacrimevole. Sono eroici senza patetismi, buoni senza stucchevolezza, incoscienti come è giusto alla loro età. Anche il pur meritevole Istituto che accoglie Enrico è raccontato, fuor da ogni populismo, senza lesinare gli aspetti più grami dell'esistenza dei suoi ospiti: stufe che più che scaldare fanno fumo, acqua gelida per lavarsi, sbobba di latte allungato in cui intingere del pane secco e nero per colazione, lenzuola cambiate una volta al mese. Per non parlare dei carogneschi maestri austriacanti, dalla sberla lesta e dalla punizione facile. Più o meno le stesse privazioni e angherie subite da Jane Eyre nel triste collegio dove è cresciuta dopo essere stata messa alla porta dalla sua orribile zia. Intorno ai tre amici si sentono pulsare la fierezza, l'orgoglio nazionale, l'euforia spavalda che sono state la prima scintilla ad accendere il Risorgimento. Eppure, nonostante la palpabile e ben ricostruita atmosfera ottocentesca, in Enrico c'è qualcosa di intimamente contemporaneo. Sarà per quel suo continuo domandarsi cosa sia giusto e cosa sbagliato, per quel suo cercare di dare un senso alla vita. E forse non è solo una coincidenza che si chieda dove si nascondano le anatre d'inverno, proprio come farà molti anni più avanti il giovane Holden. Insieme a Enrico e ai suoi compagni barricaderi c'è però un'altra protagonista che non passa in secondo piano: è Milano, come era prima di diventare la "Milano da bere", la capitale dell'advertising e della moda. Tra il dicembre del 1846 e il marzo del 1848 – l’arco temporale che racchiude gli avvenimenti narrati - Milano era ancora una città col cuore in mano. Una città dall’animo profondamente democratico, dove per cinque giorni proletari e signori si sono ritrovati fianco a fianco a lottare per una giusta causa. Brava Daniela Morelli per averlo ricordato in modo così fresco e convincente, senza tronfi panegirici e pomposi fervorini, con un coinvolgimento appassionante che vale più di tante lezioni di storia.

 

 

 

 
 
 
 
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