I sei servi

I sei servi
Un principe coccodrillo legge su un giornale una notizia che lo turba: una principessa (una “coccodrilla”) è prigioniera di una perfida strega piovra. Incantato dalla sua bellezza, decide di andarla a liberare. Ma sa che dovrà superare alcune prove, altrimenti rischierà di essere imprigionato come i suoi predecessori. Si mette in cammino e sulla strada incontra sei personaggi in cerca di padrone e dopo aver scoperto i loro talenti decide di portarli con sé: un ippopotamo che non ha paura di ingrassare, un riccio che capta ogni rumore, un’oca con il collo che nella sua massima estensione “è più alto delle montagne”, un formichiere con un naso lungo e sensibile a tutti gli odori, una talpa dallo sguardo distruttivo (e per questo deve portare sempre un paio di occhiali scuri) e una giraffa che riesce a vedere “fino alla corte dell’imperatore cinese”. Giunti a destinazione, la strega piovra mette subito il principe a dura prova: per liberare la principessa, dovrà ritrovare l’anello che la piovra ha perduto in mare. Poco male: la giraffa riesce ad avvistare l’anello, l’ippopotamo beve tutta l’acqua e l’oca spilungona si allunga verso il basso e l’anello torna in mano alla piovra, che però ancora non è soddisfatta. Adesso dovranno mangiare tutte le verdure nei campi, stando attenti a quelle avvelenate. Grazie alla bravura del formichiere, le verdure vengono divise tra velenose e non e poi ci pensa l’ippopotamo mangiatutto a far pulizia. È proprio in questo momento che una distrazione è fatale per la strega e la principessa riesce a far entrare il coccodrillo per liberarla e imprigionare la piovra malvagia…
Come tutte le fiabe, anche questa versione de I sei servi, seppur modernizzata rispetto all’omonima di Jacob e Wilhelm Grimm, ha un suo messaggio: chi lo dice che i difetti siano sempre solo e per forza un limite? Chi lo dice che se ho quel difetto fisico lì sono una nullità? Una fiaba quindi che insegna ad accettarsi e farsi accettare, soprattutto a quei bambini che si vedono “un po’ più grassi”, “un po’ più alti”, “un po’ più bassi” o che si fanno chiamare quattrocchi. Non solo: il protagonista di questa rivisitazione è un coccodrillo, un animale spietato nell’immaginario comune. Ma I sei servi insegna anche il gioco di squadra perché l’obiettivo si raggiunge soltanto mettendo insieme ciascuno un po’ del proprio talento. Se la fiaba dei fratelli Grimm, pur affascinante, era forse un po' dispersiva per la lettura ai/dei bambini, ecco un libro che permette loro di addentrarsi nella storia senza correre il pericolo di smarrire la strada o fraintenderne il significato. Grazie ai testi di Giacomo Gazzola - semplici e diretti, ma niente affatto banali - e alle illustrazioni di Gaia Stella che si adattano con ironia “ai nostri tempi” (il coccodrillo è un principe con la corona in testa, ma si sposta con una voiture rossa insieme ai suoi servi amici) il risultato è un prodotto che funziona didatticamente mantenendo elevato il livello di divertimento per i piccoli lettori. Superlative le ultime due pagine con la rubrica dal titolo “Ma che fine hanno fatto i servi?”. Non sarò di certo io a svelare il segreto!

 

 

 

 
 
 
 
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