I tre briganti

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Tre briganti infestano le strade di un luogo non ben precisato, tendendo agguati ai viaggiatori, terrorizzandoli e derubandoli. Un giorno questa esistenza linearmente criminale viene turbata per sempre. Nel tentativo di rapinarla, scovano a bordo di una carrozza un’orfanella bionda, diretta alla casa di una vecchia zia. Senza un motivo preciso decidono di prenderla con loro, con risultati del tutto imprevedibili. Tiffany è un tipetto volitivo e con la testa sulle spalle. Suggerisce ai briganti di utilizzare in qualche modo il tesoro accumulato in una vita di rapine. Quelle enormi risorse saranno destinate ai bambini abbandonati e poveri per i quali verrà acquistato un castello che nel tempo si trasformerà in un grande città, abitata da una comunità eternamente riconoscente verso i suoi benefattori...
Le tre sagome dei briganti con i larghi mantelli neri e gli alti cappelli neri spuntano già nei “titoli di testa” del libro e non lo abbandonano fino all’ultima pagina. Anche i lettori, come i viandanti, non hanno scampo. Lì un’ombra, qui un cappello, e quando non ci sono i briganti ci sono le loro armi –un fucile a tromba, un soffietto caricato col pepe, un’ascia rossa­. Una cappa di paura e di pericolo incombente grava sulla storia, le pagine sono sature di nero e di blu profondo, i colori dei briganti e della notte in cui si muovono. Se poi ci aggiungiamo i rossi e i gialli saturi, un sovrapprezzo per l’inchiostro non sarebbe stata una cattiva idea. Alla fine il colore vince sul nero, e il bene sul male, ma l’epilogo è pur sempre il trionfo di tre ladri grazie alle loro ruberie. In fondo, I tre briganti è una favola nera alla maniera dei fratelli Grimm, in cui la morale è ambivalente abbastanza da confondere e disturbare. Tiffany non ha paura dei briganti e non vuole cambiare la loro natura ma fargli investire i risparmi in qualcosa che le preme: “qualunque sia il colore dei soldi, non è mai troppo tardi per farne buon uso”. Tomi Ungerer, uno dei più importanti disegnatori satirici dei nostri tempi, ha creato un piccolo classico per l’infanzia che si porta gli anni benissimo (fu pubblicato per la prima volta nel 1962) e merita un posto nella libreria di ogni piccolo lettore che si rispetti. Dal libro è stato tratto un riuscito lungometraggio animato, uscito nelle sale nel 2008 e realizzato con il placet dell’autore che ha collaborato anche alla sceneggiatura.

 

 

 

 
 
 
 
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