Il bambino che inventò lo zero

Il bambino che inventò lo zero
Leonardo, il piccolo infedele, fa la sua comparsa a Bugia di Barberia un bel giorno di dicembre dell'anno 1179. “Rosso di capelli, scomposto, dalle gambe secche secche, che a stento parevano reggerlo”, arriva al seguito del padre, il mercante Guglielmo Bonaccio. Il bambino passa il tempo  imperversando per le vie delle città, dal Suk alla Medina, pronto a combinare guai e a imparare tutte le canzonacce e le parole indecenti che la nuova lingua è in grado di offrirgli. Ma quel monello nasconde una dote fuori dal comune, un talento straordinario per i numeri che sboccerà grazie all'incontro e all'amicizia con Ahmed, un vecchio arabo scontroso e insofferente verso gli “infedeli”, considerato l'uomo più saggio di Bugia. Il rapporto tra i due cresce pian piano, nutrito dalla comune passione per la matematica, e conduce infine a una grande scoperta...
La storia del piccolo protagonista è liberamente ispirata a quella del grande matematico pisano Leonardo Fibonacci (1170-1240) che visse realmente da bambino nella città di Bugia, oggi in Algeria. Con il suo Liber abbaci fu il primo a introdurre in Europa le cifre da 1 a 9  (le cosiddette cifre “arabe”, che lui chiamava “indiane”),  la numerazione posizionale, il segno “0”. Un cervello in fuga ante litteram (vero, non presunto) che costruì attraverso i numeri un ponte tra epoche e civiltà diverse. Ricordato ancora oggi per la sua “successione” (vedi wikipedia per i dettagli), Fibonacci fu il protagonista di una fase “eroica” della storia dell matematica, in cui le nuove scoperte derivavano direttamente dalla ricerca di soluzioni per i casi concreti proposti dalle attività quotidiane. Una prospettiva concreta che Alberto Feniello – storico del medioevo al suo esordio coi libri per ragazzi – traspone nell’invenzione letteraria dell'infanzia musulmana di Leonardo, un racconto che ha il sapore della microstoria. Dall'ottimo Gianluca Folì, una serie di suggestive illustrazioni tutte giocate su un'attentissima ricerca luministica e sugli sguardi e la mimica dei due protagonisti. L'intensità delle grandi tavole scongiura il rischio più grande che corre un albo illustrato con un testo più lungo e complesso della media, cioè quello di non centrare un pubblico di lettori in particolare: il libro invece, cum grano salis, va bene per bambini/ragazzini tra i 6 e gli 11/12 anni. Il bambino che inventò lo zero esce in un periodo in cui in Occidente si va diffondendo un sentimento di profonda diffidenza che sconfina spesso nella paura e nell'odio verso il mondo musulmano. Questa bella storia di amicizia e collaborazione scientifica, che racconta anche del debito culturale dell'occidente nei confronti del mondo arabo, rappresenta di certo un contributo alla pacificazione e (che non guasta in Italia) un riuscito spot per gli studi matematici.

 

 

 

 
 
 
 
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