Il bambino che morse Picasso

Il bambino che morse Picasso
C'è una fattoria, nel Sussex, in Inghilterra, che si chiama Farley Farm. Qui vivono il surrealista Roland Penrose e sua moglie, la fotografa Lee Miller. L'autore di questo libro è loro figlio: Antony (detto Tony) Penrose. Picasso è uno dei tanti ospiti illustri di questi due artisti: quello che aveva delle mani “meravigliose perché riuscivano a fare disegni e quadri e sculture e collage e vasi e piatti e mille altre cose”. Cose come ritratti che sembrano brutti da far paura, ma che invece sono bellissimi; disegni di tori travestiti da cavallette; una donna di metallo alta come una donna vera... E Picasso ama giocare col piccolo Tony: forse non riescono a parlare la stessa lingua, ma questo non è importante. Avreste mai detto che Picasso amava rotolarsi e far finta di essere alla corrida? O che a Farley Farm grattava dietro le orecchie di un toro di nome William? Picasso è anche un artista che ama gli animali, che ha un gran disordine in casa, e che si traveste di continuo: a casa sua è sempre una festa.
Il modo migliore di avvicinare un grande artista ai bambini è, per Tony Penrose, semplicemente mostrarlo proprio in mezzo ai bambini che lo conobbero durante la loro vita: i suoi figli e lo stesso Tony. E anche per le sue opere: sono parecchie quelle che hanno una relazione, diretta o indiretta, con il mondo dell'infanzia. Come la Bambina che salta la corda del 1950, che “non sembra che indossi le scarpe della mamma?” e il Babbuino con il suo piccolo del 1951, che ha per testa una macchinina giocattolo. L'effetto è senz'altro quello di rendere Picasso molto familiare ai lettori: nella sua persona, attraverso gli aneddoti e le foto di Farley Farm e del suo studio, e nella sua opera, citata di continuo nelle foto moderne e in quelle d'epoca. Proprio le foto – d'autrice, visto che sono soprattutto quelle della mamma di Antony – sono il punto di forza di questo volume: già da sole raccontano squarci (inattesi) di una vita illustre, e il testo non fa che commentarle, in maniera semplice e immediata. Le foto e le figure servono anche per giocare con il lettore, per svelare qualche mistero della sua arte, come ritrovare il profilo di Lee Miller nel suo ritratto squadernato. Quando le foto non bastano, ci sono anche i disegni di bambini (di oggi) a mantenere il viavai tra il reale e l'immaginario. Una biografia che rivela immagini e storie se non del tutto inedite almeno molto curiose e che senz'altro riesce nel suo intento di far scoprire (o riscoprire) un artista di non immediata comprensione.


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