Il club della Via Lattea

Il club della Via Lattea
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Nella Via Lattea tutto è sempre immobile. Se giri l’angolo è come entrare dentro una foto. L’estate di Max e Oscar è lenta e noiosa, fatta di attese e di pensieri ingarbugliati. Anche Emma è in attesa, ma la sua riguarda una brutta situazione con la zia e un male incurabile. I tre amici si ritrovano tutti i pomeriggi alla loro club house, un vecchio muro di mattoni che circonda la Ferrovecchio Sas, semplicemente a non fare nulla perché la Via Lattea è quasi sempre deserta, poco trafficata e non succede mai niente di interessante. L’unica certezza è Nancy Sinatra, chiamata così per via dei suoi stivaletti rossi fiammanti e una certa canzone che piace molto ai ragazzi. Nancy è una donna molto anziana che tutti i giorni passeggia lungo la Via Lattea. È preceduta da Jekill, un cane bassotto forse più vecchio di lei che faticosamente compie il giro dell’aiuola e poi torna indietro dalla padrona. I tre amici sono così annoiati che quella presenza delle sei di sera diventa un punto fisso nella loro lunga giornata e un giorno arrivano a scommettere su chi dei due morirà per primo. Quando il giorno dopo Nancy e Jekill non si presentano all’appello serale, per Oscar, Max ed Emma l’estate comincia a svegliarsi e a prendere una piega totalmente diversa dal previsto. La ricerca di Nancy e del suo cane porterà gli amici a scontrarsi con altre realtà, tutte presenti in quella che sembrava un’assopita Via. Come Ivan e Petra, i proprietari della Ferrovecchio Sas che vengono dall’estero e non parlano bene la loro lingua e poi, ad un certo punto, spunta anche Calista, con le gambe lunghe, i capelli gialli, le idee ben chiare e un destro formidabile...

Bart Moeyaert è uno scrittore fiammingo già autore di molti libri per bambini e ragazzi. La sua è una scrittura piena, che riesce a rendere profonda una storia semplice. Sono numerosi i temi che vengono affrontati nel libro: la malattia della zia di Emma con la sua consapevole morte; il momentaneo abbandono della madre di Oscar e Max, che se n’è andata in Italia con i suoi pensieri ingarbugliati; un padre preoccupato, che pensa di giorno e scrive di notte. E poi l’amicizia tra i due fratelli ed Emma, che viene improvvisamente turbata (forse) da un fraintendimento e una battuta di troppo e l’arrivo improvviso e irruente di Calista, che porta tempesta tra i fratelli. E il club che i tre fondano, scegliendo come club house un muro senza muri e senza tetto, che unisce gli amici ma non li coinvolge totalmente in quello che dovrebbe essere un vero gruppo. Il tutto raccontato da Oscar, con un linguaggio semplice e pulito proprio come lo è il pensiero dei bambini. La vita che scorre, la morte che passa senza sconvolgere, le piccole cose che diventano ossessioni (la loro scommessa può davvero aver ucciso Nancy Sinatra?) l’estate che scorre e la paura di lasciarsi sopraffare dalla "stanchitudine". Un linguaggio perfetto, che nasconde tra le pagine molto più di ciò che ci si aspetta, con personaggi che si alternano sapientemente in una narrazione che fa venir voglia di andare fino alla fine. Diciamolo alla Nancy Sinatra (quella vera): Are you ready, boots? Start walkin’.



 

 

 

 
 
 
 

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