Il Codice dei Re

Il Codice dei Re
Tutto ha inizio con uno scampanellio, quello della porta di ingresso della Libreria Al sole d’oro, nel cuore di Torino: è un’elegante donna francese, ben vestita e dallo sguardo determinato. Fin dal primo momento in cui la vede, Beatrice ha un brutto presentimento; non le piace il tono della ragazza, né tantomeno i modi autoritari del suo capo Zakhar, un misterioso e possente magrebino dagli occhi di ghiaccio. Ciò che lascia perplessi Beatrice e lo zio Glauco, l’appassionato proprietario della libreria antiquaria, è l’insolita richiesta: ricostruire una collezione di libri antichi non è certo una novità per chi è del mestiere, ma quando la biblioteca in questione è quella di Ben l’ebreo le cose cambiano. Ben non solo era il medico di corte del Re Sole (ragion per cui ebbe sicuramente a che fare con gli intrighi e i complotti della corte francese), ma soprattutto si dice che fosse l’autore di un misterioso vocabolario, il Vocabolario della Lingua dei Re: la leggenda narra che si trattasse della lingua esistente prima della torre di Babele, una lingua cioè capace di essere compresa subito dall’animo umano. Essendo stata tramandata solo per linea regale, si era trasformata in un vero e proprio strumento di potere. Fino a quel momento tutti gli appassionati di libri antichi avevano considerato la fantomatica biblioteca niente più di una favola. Ma ben presto Beatrice e lo zio si rendono conto che la verità è molto più complicata e pericolosa: un’avventura mozzafiato tra omicidi e rapimenti, tra libri antichi e società segrete, porterà zio e nipote a lottare con tutte le loro forze contro lo spietato collezionista, prima che sia troppo tardi.
Un altro grande romanzo alla Baccalario. Dopo la lunga saga di successo firmata Ulysses Moore, dopo la serie di Will Moogley e l’Agenzia Fantasmi e i Gialli di Vicolo Voltaire, l’autore italiano ci regala questa volta una storia intensa e complessa, affascinante e misteriosa, proprio come un libro antico. Sullo sfondo di una Torino accuratamente descritta e amata fin nel più piccolo dettaglio (un’analisi pari solamente alla Torino di inizio ‘800 raccontata nel recente Senza nulla in cambio di Lavatelli e Vivarelli), Baccalario ci conduce in un’avventura capace davvero di togliere il fiato. Nei suoi libri non mancano mai azione e mistero, trattati sempre con quel piglio deciso e immediato che ben si adatta ai ragazzi di oggi, abituati a stare in un mondo in perenne evoluzione. Ma dall’altra parte, uno degli aspetti più apprezzati in Pierdomenico è la capacità di creare atmosfere capaci di coinvolgere e affascinare il lettore, in questo caso l’atmosfera della città, delle viuzze e della sua gente, e quella dei libri antichi. Chiunque prenda in mano questo romanzo non può non provare un’accesa passione per i libri: amore per i contenuti, per quelle parole che portano fino a noi cuori e voci di persone lontane, e amore per l’oggetto, dall’odore della carta alla meraviglia per una rilegatura ben fatta. Basta la quarta di copertina, con l’elegante vetrina della libreria, per sentirsi invogliati a bussare a quella porta, a sbirciare tra gli scaffali polverosi alla ricerca di antichi manoscritti dalle pagine ingiallite, sicuri di trovare chissà quale mistero. Alle soglie dell’era dell’e-book (che, per carità, non intendo affatto denigrare), ecco un bel romanzo sull’amore per il libro e per le librerie, luoghi senza tempo e pieni di umanità.

 

 

 
 
 
 
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