Il dottor Prottor e il grande furto d’oro

Il dottor Prottor e il grande furto d’oro
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È notte fonda ad Oslo e dalle viscere della città si sente provenire un rumore assordante: laggiù, nelle fogne, tre uomini corpulenti con una lettera tatuata sulla fronte stanno tentando di scassinare il caveau della Banca Nazionale di Norvegia. Con l’aiuto di un braccio meccanico i tre aprono una breccia nel soffitto di una conduttura. È fatta, la cassaforte è accessibile, ma… è grande la delusione dei ladri nello scoprire che nella cassaforte c’è un solo lingotto d’oro. La notizia del furto giunge la mattina seguente al re di Norvegia, tutto intento a seguire il notiziario sportivo; in verità, il sovrano è preoccupato perché Ibranaldovez, il giocatore più costoso, più bravo e più capriccioso del mondo sta per essere acquistato dal Chelchester, il cui proprietario è Maximus Rublov, un ricco magnate, più ricco di Ennio Dollaris e di Luciano Benestanton. Insomma, malvolentieri il re deve occuparsi del furto dell’ultimo lingotto della riserva aurea norvegese, finita con gli anni nelle bocche dei sudditi, a causa di “un’emergenza carie”: quel lingotto deve essere ritrovato e piuttosto in fretta, perché mancano pochi giorni all’ispezione da parte della Banca Mondiale; se si sapesse che il caveau è vuoto, la Norvegia andrebbe in bancarotta, potrebbe addirittura diventare più povera dell’Ostroaustria, dove la gente è talmente povera che non può permettersi neanche uno chalet in montagna. Il re ha la soluzione: la missione va affidata al dottor Viktor Prottor, a Tina e a Bulle, i tre eroi che già anni prima hanno salvato il paese dall’invasione lunare. Grazie alle indagini degli uomini dei servizi molto segreti di Sua maestà - affidati ad Hallgeir ed Helge, due strampalati agenti dall’aria molto segreta e un improbabile cappello - il dottor Prottor, Bulle e Tina, vengono reclutati ed inviati in missione a Londra: è proprio lì che conducono le tracce dei temibili fratelli Crunch e della loro innominabile madre, noti per grattugiare i poliziotti come fossero un pezzo di parmigiano…

Humor e fantasia condiscono in modo geniale il racconto del giallista norvegese, quarto episodio delle avventure del Dottor Prottor e delle sue bizzarre invenzioni. L’efficace lavoro di traduzione rende bene la musicalità della narrazione di Nesbø che, strizzando l’occhio al lettore, diverte dalla prima all’ultima riga.



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