Il drago verde

Alla “Accademia Tusitala per Ragazzi Dotati, Problematici e Bizzarri” tutti hanno paura della professoressa Beathag Hide, l’arcigna supplente che ha preso il posto della signora Dora Wright, che si dice sia scappata al sud dopo aver vinto un concorso per racconti brevi inseguendo il sogno di diventare una scrittrice professionista. La Hide è magrissima, pallida come la luna, porta i suoi capelli “del colore di tre – forse anche quattro – buchi neri messi insieme”, sempre legati in un tiratissimo chignon. I suoi alunni hanno imparato a loro spese che la migliore strategia con la spaventosa e severissima insegnante è non rispondere alle sue domande, a meno di non essere costretti. L’unico modo di sopravvivere alle sue lezioni è “starsene seduti zitti e immobili, pregando di non essere notati. Un po’ come un topo chiuso in una stanza con un gatto”. L’alunno che viene preso più di mira dalla Hide è Maximilian Underwood, sebbene sia un ragazzino molto dotato: l’unica messa peggio di lui in classe è Euphemia “Effie” Sixten Bookend Truelove, che è spesso assente. Effie è una undicenne graziosa e malinconica: sua madre Aurelia è scomparsa – forse morta – cinque anni prima, nella notte del cosiddetto Terramoto, una terrificante scossa tellurica globale durata sette minuti e mezzo che ha fatto regredire l’umanità al 1992, più o meno. Da quella fatidica notte infatti niente satelliti, niente telefoni cellulari, niente internet. Il padre di Effie, Orwell Bookend, ritiene che nella scomparsa della moglie c’entri qualcosa la magia e ha proibito a Effie di avere a che fare con la magia, che del resto non esiste. Ma se la magia non esiste, che senso ha vietarla? si domanda Effie, che da quando suo padre ha trovato una nuova compagna, antipatica e fissata con la fitness e le diete, passa moltissimo tempo con il nonno materno Griffin Truelove, un anziano con una lunghissima barba bianca che vive “nella parte più grigia e remota della Città Vecchia” e passa i pomeriggi a fumare la pipa e prendere appunti su di un grosso quaderno nero dalla copertina rigida…

Docente di Scrittura creativa all’University of Kent, Scarlett Thomas è una narratrice che negli anni ha saputo costruirsi una sua nicchia di lettori affezionati grazie alla cifra stilistica molto personale, una sorta di surrealismo un po’ hippy e molto pop. Oggi, cogliendo tutti di sorpresa, esordisce nel settore commercialmente più interessante del mondo editoriale, la narrativa per ragazzi, ovviamente con una saga in più volumi di cui questo Il drago verde è il primo. Proprio lei, che ha sempre proibito ai suoi alunni di scrivere storie per ragazzi e ha sempre espresso un marcato scetticismo verso questo genere letterario! Da cosa è nata questa “conversione”? Quello che sappiamo per certo è che non è avvenuta sulla via di Damasco, ma sulla A272, la statale britannica che collega Heathfield a Chilcomb. Qualche anno fa la Thomas la stava percorrendo in auto col suo partner, diretta da un terapeuta che voleva consultare per uscire da un periodo molto problematico dal punto di vista psicologico. Lungo la strada, i due si sono fermati per un tè in una piccola località chiamata Dragon’s Green (qualcosa tipo “Prati del drago”), un nome che ha sin da subito affascinato moltissimo la Thomas. È bastato fantasticare qualche ora e subito è nata l’ossatura della trama di questo Ciclo di Worldquake: una rivisitazione anticonformista e abbastanza femminista di antiche leggende, con qualche utile richiamo a saghe letterarie di grande successo e una strizzatina d’occhi al cinema. L’unico problema era che si trattava di narrativa per ragazzi, una cosa che finora non le era mai interessato scrivere. Ma l’ha fatto, e “Scusate tutti, ma è stato davvero divertentissimo. Anzi, non mi sono mai divertita tanto a scrivere qualcosa in vita mia”, ha recentemente confessato la Thomas al quotidiano britannico “The Guardian”. “Non credo tutt’ora che i libri per ragazzi possano sostituire James Joyce o George Eliot o Arundhati Roy nei corsi universitari di letteratura. Ma toccano temi fondamentali della vita, nel loro modo si domandano cosa è giusto e cosa è sbagliato, chi può amare chi. E sono sempre libri politici”. In ogni modo, da quel giorno sulla A272 Scarlett Thomas ha abbandonato i suoi vecchi criteri di classificazione della letteratura. “Invece di pensare – come facevo prima – che esistesse una narrativa letteraria e un ‘tutto il resto’, o perlomeno che si potesse distinguere tra narrativa per adulti e narrativa per ragazzi, oggi penso che esistano libri con la magia dentro e libri senza. Tutto qua”.

LEGGI L’INTERVISTA A SCARLETT THOMAS



 

 

 

 
 
 
 

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