Il gatto del Vecchio Formaggio

Il gatto del Vecchio Formaggio
Ye Old Cheshire Cheese è il posto migliore – lo dice il nome – dove trovare del buon Vecchio Formaggio. Nella Londra vittoriana tutti i topi conoscono questa locanda: dove c'è buon formaggio, ci sono topi, e dove ci sono loro serve senz'altro anche un gatto. Solo che il certosino Skilley non è certo della razza sanguinaria del fulvo Pinch. Pip, un topo che ama lo zucchero e le lettere; Spillone, un vecchissimo topo raggrinzito che non gira mai senza il suo bastone; e anche la più piccola di tutti, troppo piccola, troppo curiosa, insomma Troppo; tutti i topi hanno dovuto riconoscere che sotto quel pelo felino si nasconde un prezioso quanto raro alleato. Finché provvederanno anche a lui un'adeguata razione di formaggio, non dovranno preoccuparsi di venire cacciati. La recita funziona e tutti gli umani della locanda, il padrone Henry e la cuoca Croomes, lo scrittore Charles Dickens (che da fine osservatore ha preso in simpatia non solo il gatto, ma anche quel topo con un sorriso tanto singolare), tutti sembrano soddisfatti. Tutti meno la barista Adele, ed ecco che alla locanda arriva anche il perfido Pinch. Il sanguinario gatto di strada ritrova così il suo storico rivale ma anche un'altra vecchia conoscenza, il corvo Maldwin. Ma che ci fa un corvo in una locanda? E perché Skilley ha un atteggiamento così sospetto? Pare proprio che in questa locanda ci siano “più segreti che topi”, e sarà piuttosto difficile per Skilley e i suoi amici riuscire a mantenere la loro alleanza e aiutare il povero Maldwin a tornare nella sua (più che nobile) casa. Ma ne va della salvezza della locanda, del suo prezioso formaggio e del Regno intero.
“Era il migliore dei gatti. Era il peggiore dei gatti.” Quest'incipit farà girare la testa agli appassionati di Dickens, a degna conclusione dell'anno di celebrazioni a lui dedicate. Una favola dickensiana nello spirito che riesce, nell'equilibrio con l'illustrazione, a esprimere molto bene la doppia anima realistica e fantastica del grande romanziere. Le citazioni non mancano, insieme ai molti richiami alla Londra vittoriana (c'è Dickens ma anche Thackeray). Lo scrittore è penna, occhio e cuore in continuo movimento – anche perché ci sono scadenze, non è un mondo ideale. E' così che le storie prendono corpo: osservando e sentendo e combattendo per l'ispirazione, e non rifiutando di credere anche alle cose più improbabili, come a singolari ed apparentemente innaturali alleanze o alla possibilità che anche gli animali comunichino con noi. Il libro, poi, non perde occasione di sottolineare che l'unicità di ogni essere e la fiducia reciproca sono la base delle relazioni, che in forza di queste è possibile sfidare il pregiudizio e anche la più grande vigliaccheria che è la prepotenza. Quella che ne risulta è una storia ben costruita a più livelli, in cui si evolvono i rapporti tra i personaggi ed è avvincente il succedersi degli eventi, senza rinunciare al fiabesco e nemmeno alla ricchezza dell'espressione.

 

 

 

 
 
 
 
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