Il gelataio Tirelli

Il gelataio Tirelli

Francesco ama il gelato di suo zio, Carlo Tirelli, e ogni volta che passa davanti al carretto (le occasioni le crea ad arte), si ritrova sollevato in alto, in braccio allo zio, in modo da poter vedere tutti i gusti nei cestelli, non prima però di aver ricevuto un bacio sulla guancia sinistra e un pizzicotto sulla destra. Esaurito questo rituale, la domanda d’obbligo è: “Nocciola o limone? Fragola o cannella? Cioccolato o crema?”. Anche la risposta del bambino è sempre la stessa: “In che ordine, non importa”, a testimonianza che i gusti li assaggerà tutti volentieri, indipendentemente dell’abbinamento. La signora Emma, mamma di Francesco, commenta sempre così: “Finirà per crescerti una gelateria nella pancia!”. Una cosa decisamente insolita, ma Francesco questa espressione non se la dimentica nemmeno quando, diventato adulto, si trasferisce a Budapest e si porta dietro la sua passione per il gelato, ma non ne trova uno buono come quello dello zio. Un pensiero che diventa quasi una fissazione, al punto che decide di aprirsi la sua gelateria: non gli è cresciuta dentro la pancia, ma sicuro dentro la testa sì! E nonostante i commenti negativi dei suoi conoscenti su chi potrà comprare il suo gelato, visto che non sono in Italia, il negozio va alla grande e in quello spazio delle meraviglie al centro di Budapest vende gelato e cioccolato a tutti. Ovviamente, fra i suoi clienti, ci sono tanti bambini e Francesco Tirelli domanda loro come suo zio: “Nocciola o limone? Fragola o cannella? Cioccolato o crema?”. Peter, un bambinetto ebreo che frequenta la sua gelateria, gli risponde esattamente come faceva lui un tempo: “In che ordine, non importa!”...

Come recita il Talmud, testo sacro che raccoglie scritti fondamentali per l’Ebraismo, “Chi salva una vita salva il mondo intero”. Ci sono infinite riflessioni da fare su questo libro illustrato per ragazzi. Innanzi tutto che i più giovani devono conoscere queste storie, nelle forme e nei modi più adatti alla loro età, perché solo cultura e conoscenza possono aiutare il genere umano ed evitare altre tragedie come la Shoah (magari sarebbe utile anche per gli adulti!); poi che i “Giusti tra le nazioni”, denominazione data a un gruppo nutrito di persone di tutto il mondo (sono oltre 26 mila e di questi circa 700 sono italiani) che hanno salvato molti ebrei dai nazisti e dai campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale, annoverati in un libro di piccole biografie e celebrati a Gerusalemme in uno spazio fatto di ulivi e con un monumento con tutti i nomi incisi, si nascondono storie di gran cuore, che colpiscono al di là di tutto, uomini e donne che hanno rischiato personalmente, mettendo a rischio anche i propri cari, pur di salvare la vita ad altri esseri umani, colpevoli solo di essere stati presi di mira dalla follia di qualcuno e soprattutto che in questo gruppo di “cuori nobili”, non esistono solo personaggi del calibro di Gino Bartali, del medico papà di Piero Angela, di Perlasca, ma anche (e sono la stragrande maggioranza) personaggi umili, come il gelataio Tirelli raccontato dalla nuora, Tamara Meir, in questo libro. Anzi, proprio il Talmud sostiene che ci sono 36 giusti per ogni generazione e per tradizione questi svolgerebbero lavori umili.



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