Il ghiribizzo

Il ghiribizzo
Ci sono alcuni bambini, come Mattia, che sono un po' “vivaci”: si alzano, corrono, fanno tre salti anche se non ci sono “né tre monti, né tre serpenti, né tre nient'altri da saltare”. Abbastanza da esasperare la mamma e farsi continuamente sgridare: “Che non ti venga il ghiribizzo, che non ti prenda il ghiribizzo, che non ti salti il ghiribizzo...”. Finché il ghiribizzo non si offende e se ne va. Allora tutto diventa calmo, e a poco a poco nessuno insegue più ghiribizzi, nemmeno le rondini in volo o i gatti per la strada; perfino libri e film smettono di avere il ghiribizzo di qualunque sorpresa. Tocca alla mamma rimediare e restituire un po' di colore alle giornate diventate grigie e tristi.
Un modo di dire, una parola buffa da pronunciare e sulle prime difficile da capire, può diventare un vero e proprio personaggio. Così come ogni storia quotidiana, se colorata un po' con l'immaginazione, può diventare una vera e propria fiaba. Niente di nuovo in questo, ma se a mettersi insieme sono le intuizioni linguistiche di un poeta come Bruno Tognolini e la tavolozza densa e coloratissima di Giulia Orecchia il risultato sarà certamente coinvolgente. Attraverso la ripetizione ossessiva di quella buffa parola, un uso per così dire emotivo del colore e un'avventura alla Astolfo sulla luna, il ghiribizzo viene addomesticato e la sua dirompente vivacità ricondotta a una caratteristica accettabile e anzi auspicabile in ogni bambino. Vivace, quindi, la storia, vivacissimi i colori e perfino il testo, reso inoltre colorato e riconoscibile da un lettering ragionato, anche se qualche volta a scapito del contrasto e della leggibilità. Una storia per bambini vivaci – c'è chi direbbe iperattivi – ma forse ancora di più per i loro genitori e insegnanti, che anche attraverso libri come questo potranno meglio gestire e accettare i bambini “molto vivi” e i loro ghiribizzi.

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