Il giardino dei musi eterni

Il giardino dei musi eterni
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Ginger è perplessa, una condizione davvero seccante per una gatta Maine Coon a pelo lungo. Si trova all’improvviso in un parco che non ha mai visto, simile a quello in cui la portava la babysitter di Davide, quando era cucciola. Non fosse che qui si aggirano topi, criceti, tartarughe, uccellini, canarini, pappagallini e cani, moltissimi cani. Che cosa sono poi quelle spalliere di pietra, in fila, a perdita d'occhio? Per fortuna, quando Ginger realizza di essere approdata al Giardino dei Musi Eterni, l’aldilà animale, il pastore maremmano Orson corre a consolarla e il piccolo Ci svolazza sulla sua testa per farle aria con le ali. Adesso è un Àniman, un’anima animale. Dopo la prima reazione di puro sgomento felino, Ginger assapora le gioie dell’eternità: i passettini nel vento, i canti notturni, il gioco dello scambiapelle con i suoi nuovi amici animanimali, perché adesso sono tutti uno, e ognuno di loro è tutti, insomma tutti sono Àniman, cani e porci, come dicevano i suoi umani. Il tempo, se di tempo si può parlare, scorre lento e sereno, finché non incominciano le prime, misteriose sparizioni. Perché il Custode del cimitero rovista tra le loro tombe? Che cosa sta cercando?

“Tu sei tutti, tu sei tu”, cantano in coro gli Àniman sulle rive del canale. Bruno Tognolini, poeta e romanziere, riesce nel delicato compito di raccontare l’eternità senza spiegarla, di parlare di individualità e collettività, vita e morte, non con parole semplici ‒ che sarebbero inappropriate ‒ piuttosto inventando un linguaggio visionario, poetico, immediatamente espressivo. Un romanzo giallo e insieme un romanzo sugli animali, in definitiva su ogni forma di vita, sui luoghi deputati a custodire i “ti ricordi quando”, a raccogliere tutto l’amore quando sembra che non ci sia più nessuno a riceverlo. Ma esiste molto più di ciò che vediamo, sembra suggerire Tognolini. Scritto dopo un periodo di accurate ricerche che hanno portato l’autore a visitare innumerevoli cimiteri di animali d’affezione, ad appuntare frasi e fotografare lapidi, Il giardino dei musi eterni è pensato e descritto come uno di essi, ma affollato di Àniman per nulla malinconici. Nessuno può vederli, se si escludono i Saltafossi. Nessuno può sentirli, ma ci sono: un’educazione laica all’invisibile che si legge d’un fiato.



 

 

 

 
 
 
 

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