Il Grotlyn

Il Grotlyn

Rubi sale le scale che la portano in camera sua, mentre le risuona nella testa la musica dell’organetto che ha sentito risalire dalla strada quella mattina, azionato da un uomo barbuto, un mendicante. La scimmietta che tiene legata al guinzaglio raccoglie le monete nel barattolo che tiene tra le zampe. Le rime della canzonetta parlano del famigerato Grotlyn, che si intrufola nelle case cercando di non fare rumore. La bambina, sotto le coperte del sul lettino, sente strani fruscii e il rumore di passi saltellanti sul tetto. Cerca di rassicurarsi, pensando che si tratti di un topo, ma qualcosa sta accadendo davvero in casa. Anche Sam, il bambino che si riposa dal suo lavoro di attacchino, seduto sull’impalcatura in una palazzina vicina, sente un fruscio e poi un rumore sordo, ed anche lui spera che sia qualcos’altro, un gatto magari, ma non il Grotlyn di cui parlano tutti, in città. Dalla professoressa occhialuta al buffo nobile con cavallo a rotelle, infatti, dal bambino spaventato alla domestica dispiaciuta dal furto del formaggio nella dispensa, tutti sono sicuri che sia stato lui, il Grotlyn. Costui va rubacchiando qua e là oggetti bizzarri, che di certo serviranno a realizzare un piano, non è possibile che il ladro li scelga solo perché gli capitano davanti per caso. Vickers il poliziotto è una delle vittime del Grotlyn: questo gli ruba l’intero cesto della biancheria che stava stendendo ad asciugare. Poi si dilegua e a niente valgono le goffe ricerche del pover’uomo che rimane insignito solo dell’ingombrante cappello. A cosa serviranno i vestiti contenuti nel cesto del poliziotto a quell’insolito ladro? E poi una fune e dello spago, un pezzo di formaggio e dei biscotti, una lampada ad olio e una ruota, una cassetta degli attrezzi e un vecchio libro? Ma non tutto è quel che sembra o, come recita la filastrocca del mendicante: “Io so quando il Grotlyn di soppiatto si è intrufolato in casa tua quatto quatto... Ma non sempre ciò che abbiamo immaginato è quel che l’occhio ha poi davvero guardato!”…

Regista di animazione e illustratore di storie di altri autori, Benji Davies è al suo quarto libro come autore. Il primo albo illustrato da lui scritto, La balena nella tempesta, da cui è poi nato il sequel La balena della tempesta in inverno, ha vinto l’Oscars First Book Prize. Come illustratore ha vinto il premio Nati per Leggere e il Premio Andersen 2016 con Sulla collina, scritto da Linda Sarah. Anche per Il Grotlyn, come ormai ci ha abituato il curriculum dell’autore, ci aspettiamo al più presto un qualche riconoscimento. La sua nuova storia illustrata questa volta è raccontata in rima, quasi a sdrammatizzare il clima di paura evocato fin dall’inizio, anche attraverso i toni cupi delle immagini, l’ambiente notturno della città, ravvivato solo dai tocchi di rosso che sempre più prevalgono nello scorrere della storia, man mano che il mistero viene svelato. E il clima alleggerito. Interrogato sui temi non certo leggeri che affronta nei suoi albi, Davies spiega che “la vita non c’è bisogno di rappresentarla sempre come un luogo felice”. Insomma “le storie ti equipaggiano per ciò che deve venire”, secondo l’autore che, nonostante questo, riesce ad affrontare il tutto con toni rassicuranti. Come i tutti i gialli che si rispettano, il lettore tornerà indietro per andare a cercare tutti quegli indizi passati inizialmente inosservati, ma che tra le pagine sono pian piano rivelati.



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