Il libro delle bestie

Il libro delle bestie
All'inizio dei tempi il Leopardo viveva nell'Alto Veldt, territorio nudo, rovente, pieno di rocce e sabbia, lì tutto era gialliccio, anche il Leopardo era grigio-gialliccio, così come la Zebra, l'Antilope, la Giraffa, il Koodoo e l'Hartbeest.Ci viveva anche un Etiope con archi e freccie, che era grigio-bruno gialliccio. Il Leopardo e l'Etiope andavano a caccia insieme. Sebbene avessero imparato a sfuggire a qualsiasi cosa assomigliasse a un leopardo o a un etiope, la Giraffa, la Zebra, l'Antilope e il Koodoo stanchi di fuggire sempre senza scampo, andarono via dall'Alto Veldt, corsero giorni e giorni fino a raggiungere una grande foresta, foltissima di alberi e arbusti, di "ombre maculate, punteggiate, striate e vi si nascosero". Dopo molto tempo a forza di stare un po' all'ombra e un po' al sole, la Giraffa diventò macchiata, la Zebra a strisce, il Koodoo più scuro con piccole linee grigie ondeggianti sul dorso. Sebbene se ne sentisse ancora l'odore, per distinguere dove si trovassero, bisognava proprio sapere in quale punto preciso guardare. Intanto il Leopardo e l'Etiope cominciavano a sentire tanta fame e si chiedevano dove fossero andati a finire i loro pasti succulenti. Baviaan il babbuino dalla testa di cane, che non abbaiava come un cane, ma che era Indubbiamente-Il-più-Sapiente-Animale-di-tutta-l'Africa-Meridionale, li informò che la cacciagione aveva cambiato macchia, la fauna aborigena aveva raggiunto la flora aborigena e che era tempo che cambiassero al più presto anche loro.Così il Leopardo e l'Etiope raggiunsero una grande foresta piena di tronchi di albero, "tutta punteggiata, macchiata, macchiettata, segnata, rigata, traversata e incrociata d'ombre". Si guardavano intorno stupiti, sentivano l'odore della giraffa e della zebra, ma non le vedevano, sebbene in quell'oscurità avrebbero dovuto "spiccare come banane mature su una cappa fuligginosa". Aspettarono il buio. Quando il Leopardo sentì qualcosa soffiare rumorosamente tra le strisce dei rami, balzò contro quel soffio, sedendosi sulla testa di quel non so che scalciava. A un tratto l'Etiope sentì un grugnito e cominciò a lottare con qualcosa di cui non riconosceva la forma e si sedette sulla sua testa. L'Etiope e il Leopardo aspettarono l'alba, quando venne chiaro con stupore...
Era il 1902 quando Rudyard Kipling pubblicò questa serie di racconti per l'infanzia, nei quali  il tema  ricorrente è la fantasiosa origine di alcuni animali, ma anche della scrittura. Perché la pelle del rinoceronte ha quelle grosse grinze? Perché l'elefante ha il naso lungo? Come è stato inventato l'alfabeto? Domande curiose e buffe, alle quali, molto seriamente, l'autore risponde con invenzioni strabilianti, capaci di trasportare in mondi fantastici anche il lettore adulto, lasciandolo piacevolmente divertito. Kipling incanta per la capacità di dare a un fatto la spiegazione che, in quel contesto prevalentemente fantasioso e per niente logico, segue criteri di ragionamento di grande coerenza, mantenendo l'ambientazione magica, misteriosa, per certi versi ancestrale: la balena ha la gola stretta per l'intervento del marinaio che aveva inghiottito, il cammello ottiene la gobba come punizione della sua pigrizia, il canguro conquista le gambe lunghe per sfuggire al dingo. Nella bambina neolitica che inventa la scrittura con il padre, sembra di vedere Kipling seduto vicino alla figlia di cinque-sei anni , mentre racconta, disegna e reinterpreta per lei, in modo del tutto personale, le allora nuove teorie sull'evoluzione di Darwin. Storie adatte a essere raccontate ad alta voce, perchè s'incontrano rime e assonanze, parole inventate e termini raffinati, gruppi di parole uniti da trattini che diventano nomi ( “esserino-scostumato-che andrebbe-sculacciato”), altri che richiamano strambe cantilene e che, per la loro musicalità, viene quasi la voglia di canticchiarle. L'edizione originale era illustrata dall'autore con incisioni su legno, in bianco e nero, questa raccolta è corredata da quadri  incorniciati nella pagina, in cui i contrasti dei dolori sono forti, ma ammorbiditi dal tratto, quasi di pastello opaco, tavole che interrompono la narrazione dando sostegno all'immaginazione, disegni dove la semplicità è il risultato di una tecnica complessa. Una lettura classica, profonda, che vale la pena riscoprire.

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