Il libro delle meraviglie

Il libro delle meraviglie
XIX secolo. Una stupenda villa di campagna immersa in un paesaggio incontaminato, non caso battezzata la Casa del Bosco. Una decina di bambini di tutte le età e tutte le taglie seduti in circolo sotto il portico. Al centro dell'allegra brigata che come per magia rinuncia a corse e monellerie rumorose per ascoltare in silenzio, un giovane studente allampanato di circa diciotto anni, Eustace. Che racconta con voce suadente fiabe, fiabe molto antiche di una terra chiamata Grecia. Quella di Perseo che deve tagliare la testa a un mostro pressoché invulnerabile e con uno sguardo capace di mutare in pietra, la Gorgone. O quella di un re molto ricco di nome Mida che chiede al dio Apollo il dono di mutare in oro tutto ciò che tocca, ma quando lo riceve capisce che in realtà è una maledizione. O ancora quella di una bambina troppo curiosa di nome Pandora che non sa resistere alla tentazione di aprire una cassa dal contenuto misterioso, malgrado le fosse stato vietato...
La popolarità delle versioni per ragazzi dei miti greci e classici in generale è talmente radicata da sembrare probabilmente a un osservatore non addetto ai lavori figlia di una consuetudine nata negli stessi anni in cui quelle leggende venivano fissate su carta, cioè presente praticamente da sempre. Invece il 'padre' della rilettura 'per ragazzi' dei miti greci almeno nel mondo anglosassone è Nathaniel Hawthorne, il celebre autore de La lettera scarlatta, che nel 1852 pubblicava questa antologia riedita ora da Donzelli in edizione di lusso impreziosita dalle meravigliose illustrazioni di Walter Crane (che risalgono invece al 1893). Il libro ebbe uno strepitoso successo, tanto che dopo solo un anno Hawthorne pubblicò un sequel (I racconti della Casa del bosco, qui presentato in appendice) e generò, come si diceva, una 'moda' editoriale che dura ancora oggi, travolgendo come uno tsunami le rimostranze dei puristi, che aborrivano la 'banalizzazione' della cultura classica, mostrando di disprezzare se non addirittura ignorare, che sarebbe ancor più grave la natura profondamente popolare e la dimensione orale prima che eminentemente letteraria dell'idea stessa di mito. Il ricorso a un guest che introduce le varie leggende raccontate (raccontate, occorre sottolinearlo, con una leggerezza, una finezza, un'attenzione per i particolari da grande maestro) consente all'autore di inserire paesaggi, colori, sapori e riferimenti culturali yankee assolutamente deliziosi anch'essi. E di far nascere da antichi capolavori un capolavoro, per così dire, di seconda generazione. Must.

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