Il libro di Bullerby

Il libro di Bullerby
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Lisa ha sette anni, quasi otto per esser precisi. Non comprende bene se avere “sette anni quasi otto” significhi essere grande o piccola. Il mondo è contraddittorio: la mamma da un lato, infatti, le dice che è grande e quindi può certamente asciugare le stoviglie, i suoi fratelli, invece, non la fanno giocare con loro agli indiani perché è piccola. Lisa ha solo due fratelli, Lasse e Bosse. Non ha una sorella, che peccato! La piccola abita, con la sua famiglia nella Cascina di mezzo che, appunto, si chiama così perché sta tra la Cascina Nord e la Cascina Sud. Il loro villaggio si chiama Bullerby, che significa Borgo baccano: è piccolo, in tutto ci sono, compresa Lisa, sei bambini. Lisa ha una camera tutta per sé, prima dormiva con i fratelli e in fondo non era tanto male perché le raccontavano tante storie, di fantasmi soprattutto. I giorni preferiti di Lisa sono quello della vigilia di Natale e quello del suo compleanno perché accadono tante belle cose: sorprese, i biscotti allo zenzero, i giochi, la torta. Ma, se ci pensa bene, anche l’ultimo giorno di scuola è un giorno bellissimo perché finalmente arriva l’estate e può star fuori con i suoi amici, può raccogliere le fragoline, può cercare mappe nascoste in posti misteriosi, può elaborare anche piani di fuga con la sua cara amica Anna, oppure costruire una casetta dei giochi nella spaccatura di un sasso. Che meraviglia l’estate!

Dopo circa quarant’anni torna in libreria Il libro di Bullerby, pubblicato per la prima volta per i tipi di Vallecchi e nato dalla penna dell’autrice famosa per aver creato l’indimenticabile personaggio di Pippi Calzelunghe. Ambientata in un piccolissimo paesino ‒ ispirato all’autrice, pare, dal villaggio svedese di Sevedstorp dove crebbe suo padre ‒ l’opera raccoglie in un unico volume tre raccolte delle avventure dei bambini di Borgo Baccano. Bambini liberi, che vivono a stretto contatto con la natura, per i quali ogni giornata è una scoperta, una deliziosa avventura. Ci sono i giochi, tantissimi, ma anche i classici conflitti maschi-femmine in una lotta che finisce sempre in una merenda o una risata accompagnate da un piano di vendetta per la successiva avventura. Sono bambini che hanno grande immaginazione e inventiva, con una immensa voglia di sperimentare. L’infanzia raccontata dalla Lindgren è felice, scevra di problemi, un’infanzia nella quale i bimbi si prendono e godono dei loro spazi, che custodiscono gelosamente senza che vi siano particolari interferenze da parte del mondo adulto. I genitori ci sono, chiaramente, sono un lido sicuro, una protezione, ma ‒ appunto ‒ vivono nel loro mondo di adulti, rispettando quello dei piccoli. Inoltre, i bambini vivono un rapporto speciale con la natura, tema molto caro alla Lindgren: raccolgono i frutti, svolgono piccoli lavori nei campi, esplorano terreni nuovi. Lo si legge con un po’ di nostalgia questo libro ricco di “facevamo che” intriso di una alta dose di immaginazione, di libertà e di gioia. Molto lontano, spesso, da certe realtà attuali nelle quali mancano gli spazi, manca il contatto con la natura, manca quella sana dose di libertà che ogni bambino dovrebbe avere.



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