Il mio migliore amico

Il mio migliore amico
Se voi foste un rotondo coniglio bianco che abita una mela e trovaste un uovo abbandonato, in un giorno di pioggia, cosa ne fareste? Probabilmente lo portereste a casa, gli regalereste un cravattino uguale al vostro e ne fareste il vostro migliore amico. Vorreste che le giornate insieme durassero per sempre. Ma cosa succederebbe se la madre dell'uovo venisse a portarvelo via? Vi trovereste soli, con in mano un cravattino, a piangere una notte intera e ad aspettare che il vento ne porti via anche l'ultimo ricordo. Cerchereste di convincervi che tutto sia uguale a prima, ma passereste le giornate ad aspettare il ritorno di quell'amico. E magari lui un giorno tornerebbe: e voi potreste stupirvi molto nel vedere quanto potrebbe essere cambiato nel frattempo.
Uno degli albi più teneri e lineari di Kite Edizioni. Tra le ultime uscite, forse, quello che meglio realizza una sintonia di immagini e testo in grado di parlare ai bambini e al loro mondo di piccoli traumi quotidiani. Ogni bambino, infatti, sperimenta ogni giorno separazioni di ogni genere: dalla mamma, dai compagni di giochi... E non è sempre facile accettare che le cose possano cambiare, che ci si possa voler bene anche a a distanza, o che ci si possa sentire anche molto soli senza qualcuno a cui ci siamo affezionati. Tutte esperienze che sono familiari anche agli adulti. Il segno di Satoe Tone, illustratrice giapponese alla sua seconda uscita con Kite dopo Questo posso farlo, è un ottimo mezzo attraverso cui affrontare la delicatezza degli affetti, delle relazioni umane e del cambiamento in generale. Scene di gioco si alternano a quadri quasi magici in cui la stessa natura sembra esprimere l'incanto dell'amicizia. L'idea della condivisione passa attraverso una mela divisa in due, il bucato tutto doppio – cravattino incluso, ovviamente – steso ad asciugare. La solitudine è il blu di una notte di fiori dai petali rovesciati, lacrime e quel cravattino che infine vola via... Le stesse immagini delle pagine precedenti sono riproposte, ma con un vuoto che non è possibile ignorare, con il becco di una tazza reclinato di tristezza... La sorpresa finale non è solo narrativa, ma anche visiva. Il coniglio e l'uovo (ex, ormai, a tutti gli effetti) sembrano ora appartenere ad una grande famiglia che porta un intero nido in volo, nelle zampe.  Una festa per gli occhi e per il cuore.

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