Il mistero del bosco

Il mistero del bosco
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Giugno, scuole chiuse, un piccolo paese e i ragazzi a giocare in piazza, a calcio o riuniti nel Gran Cerchio per decidere l’avventura della giornata, come può essere lo sfidare il divieto dei grandi e andare al fiume con i suoi mulinelli e i suoi gorghi. Un po’ in disparte, a osservare i compagni far gruppo e partecipare, c’è un tredicenne di nome Simone: non sa giocare a calcio, non partecipa alle riunioni del Grande Cerchio, e quando è a casa è vessato dal fratello Alessandro, di poco più grande ma di smisurata presunzione e arroganza: ovviamente il padre, sindaco del paese, stravede per Alessandro e trascura Simone, tranne quando deve cercare qualcosa che ha smarrito, allora Simone diventa d’improvviso importante, anche solo per poco. Questa è la sua grande abilità: Simone trova le cose che gli altri perdono in giro. A scuola, per strada, a casa. Guarda negli angoli e ad altezze e prospettive a cui gli altri non badano. Un giorno, passeggiando nel bosco, Simone nota una nuvola luminosa danzare tra gli alberi. Pensa sia un alieno, a lui piacciono gli alieni, ha visto E.T in televisione e legge racconti di fantascienza. La nuvola, man mano che si avvicina, si colora della luce di tante piccole lucciole, attratte da un uomo elegante, là in mezzo al bosco. Simone si avvicina, e l’uomo gli sorride, dice di chiamarsi Prospero, le lucciole danzano con lui. Forse l’estate ha fatto incontrare a Simone un amico prezioso.

In “un posto qualunque”, una storia che “non è qualunque”: un ragazzo alle porte di un avventura di un’estate, ai bordi dei luoghi e dei giochi dei coetanei, ai bordi della famiglia, trova nel mistero del bosco un uomo altrettanto misterioso – e luminoso - che compare di notte e scompare di giorno, e che con le sue frasi enigmatiche indica a Simone tracce di sentiero per superare le proprie difficoltà. Luigi Ballerini, medico e psicanalista e autore di romanzi per bambini e ragazzi, imbastisce una novella semplice ma povera di elementi, una trama ordinata, un po' prevedibile e piana, che con linguaggio ammiccante al genere non riesce a dare spessore ai luoghi del racconto (il bosco, il paese). Spessore pure necessario, soprattutto per la promessa di curiosità e immaginazione richiesta dal personaggio di Prospero, che rimane soltanto un'apparizione narrativa di poco rilievo. Invece di un calarsi in una sequenza di eventi, nello stratificarsi, nel volgersi e riavvolgersi dell’avventura, si scivola piano, un capitolo giocoso dopo l’altro, verso il dolce lieto fine. Mettendo il piede in quelle zone, anche se ingabbiati dal genere e dal target, uno spunto di trama e una narrazione in buon ordine non possono bastare nelle mani di un ragazzino immerso nella lettura, pronto a spiare dietro le porte del bosco.



 

 

 
 
 
 

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