Il nido

Il nido

Steven ha 12 anni e un fratellino – che tutti chiamano “il piccolo”, anche se in realtà si chiama Theo – nato con qualcosa che non va al cuore, agli occhi e al cervello. Di notte, quando sono a letto pensando di non essere sentiti, i genitori parlano di “prognosi infausta”, “malattia molto rara” e “i dottori non sanno”. Steven ha anche una sorellina, Nicole, che riceve chiamate da un certo signor Nessuno sul suo telefono giocattolo. Poi Steven ha anche un mucchio di altre cose: tipo l’ossessione per i germi, che lo porta a lavarsi le mani di continuo; tipo gli attacchi di panico, ai quali cerca di rimediare respirando come se dovesse gonfiare un palloncino dentro la pancia; tipo la paura del buio, che lo porta a raggomitolarsi nel letto, sotto le coperte, lasciando solo una piccola fessura per respirare; tipo la costante sensazione che qualcosa – o qualcuno –, una sagoma nera e indefinita, incomba minacciosa dal fondo del suo letto. L’ultima arrivata tra le sue paure è la fobia per le vespe: in un’estate particolarmente torrida, infatti, Steven viene punto da una strana vespa bianca, e ha una reazione allergica che lo fa finire all’ospedale. A tutto questo si devono aggiungere degli strani sogni che vengono a fargli visita la notte: Steven incontra degli angeli – o almeno, lui crede che siano angeli – molto particolari, che gli comunicano di essere in grado, con il suo aiuto, di “riparare” il piccolo...

Il canadese Kenneth Oppel è conosciuto per essere un ottimo autore di libri per l’infanzia. Di menzioni speciali e premi letterari ne ha vinti un bel po'. Il nido è stato addirittura annoverato dall’Associazione dei bibliotecari americani come uno dei migliori libri per ragazzi dell'anno. E in effetti è un romanzo perfetto, in cui trama, stile e contenuti si intrecciano tra loro in un connubio davvero ben riuscito. La storia è  semplicissima: un ragazzino viene punto da una vespa e da quel momento comincia a maturare una vera e propria ossessione per quegli insetti. Niente di più logico né di più ordinario. Eppure il modo in cui Oppel racconta è di un’originalità sconcertante. L’autore riesce a creare lo straordinario nell’ordinario, intrecciando una trama avvincente, mai banale e soprattutto con un finale di gran classe. Gli elementi da cui parte sono presi dalla quotidianità più immediatadei bambini: le paure (im)motivate, l’amore per i genitori, il senso di protezione verso i fratellini più piccoli, la fervida – fervidissima – immaginazione, il senso di impotenza, la frustrazione di non essere compresi... Anche le illustrazioni sanno il fatto loro. Jon Klassen è un illustratore fine e violento insieme, e quello che esce fuori dalla sua matita è un tratto perfettamente in linea con lo stile del romanzo. Un libro per ragazzi coraggiosi, perché affronta le paure più ancestrali di tutti i bambini e perché realtà e fantasia si fondono fino alla fine, creando in chi legge lo stesso senso di disorientamento che prova Steven. Un libro per adulti, perché certe paure ancestrali, in realtà, non se ne vanno mai completamente...

 

 


 

 

 

 

 
 
 
 

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