Il pesciolino nero

Il pesciolino nero
“No, mamma, io non posso più gironzolare in questo modo. Devo andarmene da qui”. Il pesciolino nero non vuole più saperne di nuotare avanti e indietro nella minuscola pozza. Sente che il suo destino è altrove e prende la decisione che nessun pesce si sognerebbe mai di condividere. Abbandona per sempre la sua casa e i suoi amici, si lascia alle spalle il nido e la sicurezza, per scoprire dove finisce il ruscello, per oltrepassare i limiti angusti del suo mondo alla ricerca di nuove verità. Il suo viaggio verso l'ignoto è segnato dall'incontro con creature grandi e piccole, prede e cacciatori, in una sequenza di prove sempre più difficili. Ma il desiderio di libertà è una forza inarrestabile. Il granchio, il pellicano, temibili nemici dei pesci, saranno i primi a farne le spese. Poi, giunto finalmente al mare, lo scontro finale con il minaccioso airone, e il suo trionfante sacrificio...
Samad Behrangi aveva una bella faccia. C'è una foto in Rete che lo ritrae in primo piano, sorridente, baffuto, con uno sguardo aperto e intelligente. Era un giovane maestro elementare, socialista. Insegnava nelle scuole di villaggio iraniane e scriveva libri per bambini. Il pesciolino nero, l'ultimo e il più celebre, era appena andato in stampa quando Behrangi trovò la morte nelle acque del fiume Aras, proprio come il protagonista della sua favola più famosa. C'è chi dice che in quel fiume non ci volesse nemmeno entrare... Era il 1968. In Iran imperversava la polizia segreta dello Scià e nel mondo occidentale i movimenti studenteschi contestavano l'ordine costituito in nome di una radicale trasformazione della società. Non c’è oggi bambino in Iran che non conosca la storia del pesciolino nero e, di questi tempi, è una buona notizia. La libertà di pensiero e di azione, il rifiuto del conformismo, l’elogio dell’azione eroica. Tutti temi pesanti come macigni per qualsiasi regime, semi fecondi di rivoluzione. Il pesciolino nero di Behrangi ha le idee chiare soprattutto sulla fine che vuole scansare. Non nuoterà per sempre nelle acque tranquille della sua pozza. Non sprecherà il tempo della sua vita standosene al coperto, come tutti gli altri, senza sapere se esiste altro a questo mondo. Naturalmente la sua vocazione di indipendenza è un oltraggio al quieto vivere della comunità dei pesci. E, fra minacce e tentativi di blandirlo, il Branco reagisce alla “deviazione” con il campionario di accuse che ogni sistema che si rispetti è in grado di mettere in campo (“filosofo”, “illuso”, “traditore”, …). Il nostro eroe, però, possiede una risorsa che nessun regime riuscirà mai a conculcare: non smette mai, ma proprio mai di interrogarsi su ciò che gli capita, non si accontenta delle spiegazioni e dei racconti degli altri, si fida soltanto dei suoi occhi e del suo cuore. Un pesciolino “filosofo” ma non “autarchico”, che ha ben chiaro il significato collettivo delle sue azioni e il valore esemplare del sacrificio. L’edizione Donzelli è particolarmente curata: la stampa è su una carta avoriata e granulosa di grande effetto, le illustrazioni di Farshid Mesqali sono stupefacenti. Regalatelo, prestatelo, posatelo su una panchina: sarà il vostro piccolo gesto sovversivo.

 

 

 
 
 
 
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