Il piccolo Big Bang

Il piccolo Big Bang
Tutto comincia con la decisione di seguire una dieta. Roy, operatore finanziario a Tel Aviv, papà di Assaf, dodici anni e mezzo, è un po’ stufo dei discorsi sul suo sovrappeso, benché l’onnipresente madre sostenga, al contrario di sua moglie, che sia , quasi, in piena forma. Dopo aver tentato con ogni sorta di dieta strampalata ed improbabile, ecco la soluzione della più grande esperta nutrizionista d’Israele: un’alimentazione a base di sole olive! Quando Roy sta cominciando a non poterne più accade “il fatto”, il piccolo evento straordinario capace di scardinare ogni equilibrio, proprio come avvenne 14 milioni di anni fa con il Big Bang! Fatte le dovute proporzioni, certo. Mentre, dicevamo, il papà di Assaf sta mangiando le sue olive, un nocciolo gli resta piantato in gola. Dopo poco tempo dal suo orecchio viene fuori un piccolo germoglio che presto si trasforma in un alberello di olivo. Quello che accade in seguito è un peregrinare, tra il comico e il disperato, da un medico ad un luminare ( a cominciare dal nonno scienziato) alla ricerca di una soluzione. Ma chissà se se ne  troverà una, al di là del consiglio di un vecchio contadino palestinese, Abu Rujum, esperto coltivatore di ulivi, il quale suggerisce candidamente che l’unica è accettare la convivenza con la piantina, ormai radicata al cervello dell’uomo. D’altra parte, sostiene il contadino, ci sono persone che vanno in giro con cose ben peggiori di un albero: cattivi pensieri, speranze deluse, malattie… 
Una favola surreale e ironica che fa  sorridere ad ogni pagina questo ultimo romanzo dell’israeliano Barbash, nato, come racconta lui stesso in un’intervista, da un episodio realmente accaduto durante uno Shabbat. Bloccato a casa da un piccolo incidente, mentre, svogliato, mangiava delle olive, l’autore non è rimasto soffocato da un nocciolo solo grazie all’intervento pronto della compagna. Da qui l’idea di questo racconto gustoso e simpaticissimo, in cui è possibile apprezzare a pieno tutto il gusto e l’arte della dissertazione dialettica tipica del mondo ebraico che emerge nella sua caratteristica ironia e acutezza ad ogni riga delle conversazioni strampalate e surreali tra i familiari di Assaf, la voce narrante. Davvero gradevole è la maniera infantile, eppure così efficace ed acuta, con cui il ragazzo ci racconta le conseguenze assurde del “piccolo Big Bang” capitato al papà e quella con cui ci tratteggia la sua curiosa e divertente famiglia, dalla madre Smedar, che ha sempre ragione su tutto, al nonno cosmologo, alla nonna che porta intatte nell’anima tutte le ferite della Shoa. Narrata con un tono leggero e simpatico, infatti, la storia è anche un racconto un po’ diverso, ma , tra le righe, sempre drammatico, della inestricabile situazione mediorientale, nella quale pare impossibile trovare un bandolo che conduca ad una soluzione possibile. Il piccolo Assaf ha, però, almeno una spiegazione per questa complessa realtà: gli arabi “ hanno sempre la sensazione che qualcuno li voglia fregare e per questo sono sospettosi e non credono a nessuno e […] se pensi che tutto il mondo sta cercando di fregarti, allora sei costretto a fregarlo a tua volta. […] E anche per questo motivo non si riesce ad arrivare ad un accordo”. Ed invece ecco, dallo strano caso dell’olivo cresciuto nell’orecchio del papà forse si può trarre un suggerimento importante: rassegnarsi a vivere insieme agli altri, cercando di accettarsi a vicenda, a volte, è l’unica, semplice soluzione. Un piccolo, importante libretto questo di Benny Barbash, già noto in Italia per il romanzo Il mio primo Sony, perfetto per i più giovani ma decisamente consigliato anche agli adulti: non fa male a nessuno riflettere con un sorriso. E poi ci sarà certo anche chi sorriderà con nostalgia, ricordando quando da piccoli ci è capitato di interrogarci, un po’ spaventati, sulla sorte del nocciolo, d’oliva, di ciliegia o di mandarino, che tutti abbiamo inghiottito almeno una volta.

 

 

 
 
 
 
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