Il piccolo capraio

Il piccolo capraio

Mario abita a Coreno Ausonio, in provincia di Frosinone, e fa il capraio. Tutti i giorni, quando torna da scuola, mangia velocemente qualcosa e poi porta a pascolare le sue dieci capre, a cui è molto affezionato. Mentre queste ruminano, lui si diverte a tirare sassi e diventa davvero abile nel lancio. Poi, un giorno, il padre gli comunica di aver ricevuto l’atto di richiamo dalla Germania e i due si recano alla fiera di San Benedetto, a Cassino, dove vendono tutte le capre in blocco, facendo un discreto affare. Così festeggiano recandosi in un bar, dove Mario divora ben due pastarelle. Lì conoscono il signor Berto, il quale si mostra molto interessato alla pietruzza che cade dalla tasca del bambino. Berto lavora il marmo e si accorge subito che la pietra raccolta dal pavimento del bar non è una pietra qualunque. Una volta a casa, il signor Berto esamina la pietra con la lente d’ingrandimento e, non contento, la porta anche da un collega di Frosinone dal quale ha la conferma che si aspettava: si tratta di marmo. A questo punto comincia la sua ricerca della terra nella quale il bambino portava a pascolare le capre e questo porterà grandi sconvolgimenti nel piccolo paesello di Mario, che nel frattempo, in Germania, si è conquistato un posto nella squadra di atletica leggera, nella disciplina di lancio del peso...

Alessandro Petruccelli vive a Formia, ma è nato a Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, paese che nel 2006 gli ha conferito la cittadinanza onoraria per meriti letterari. Il suo fortunato libro d’esordio, Un giovane di campagna, è stato pubblicato nel 1976 da Editori Riuniti e poi ripubblicato da diverse case editrici. A 76 anni, Petruccelli inizia a scrivere favole rivolte ai bambini dai 7 anni in su: La mucca Sposella, L’uomo solo e la formica e L’asino Giacchino, tutti pubblicati da Graphe.it e illustrati da Emiliano Billai. A distanza di 4 anni dall’ultima favola di Petruccelli, Il piccolo capraio riprende i temi cari all’autore: il rispetto verso gli animali, la fine del mondo contadino, ma allo stesso tempo l’ottimismo verso i cambiamenti della modernità. Leggere oggi queste pagine in cui la scoperta del marmo diventa il volano della crescita economica in un territorio che altrimenti andava spopolandosi ci riporta all’ottimismo dei primi anni ‘60, quando Coreno Ausonio inizia a trasformarsi nell’importante centro industriale che ne ha in parte deturpato il paesaggio. Alla luce delle recenti crisi, le pagine assumono un tono antico e fiabesco: vorremmo fermarsi a quel “c’era una volta”, con il suo imprenditore illuminato che richiama in patria gli emigrati, garantendo loro dignità e salario.



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