Il ragazzo con il futuro nella valigia

Il ragazzo con il futuro nella valigia
Anni Trenta, Grande Depressione, Michigan… c’è poco da ridere per un ragazzino nero, orfano di madre, padre sconosciuto, finito in un orfanotrofio tra ragazzi sballottolati da una famiglia all’altra interessate solo ad alzare qualche dollaro. Ma Bud-non-Buddy non è solo un ragazzino povero e orfano, lui è un ragazzino con due armi nelle tasche: un po’ di furbizia e la sua valigia! In quella valigia, che Bud disperatamente non lascia mai per alcun motivo, conserva il biglietto per il futuro… Quel volantino per un concerto jazz del grande Herman E. Calloway che la madre gli ha lasciato diventa la spinta per scappare dai maltrattamenti di famiglie avide e metterlo alla ricerca di quel padre sognato e intravisto nel nome sbiadito sul volantino del concerto. La strada, tra fame e poliziotti pronti a braccarlo, è un posto decisamente duro per un ragazzino di dieci anni, ma è anche il posto per incontri belli, tipi giusti che non fanno cose infide, famiglie che nella miseria comune gli regalano protezione e accoglienza, stratagemmi per entrare nella mensa poveri oltre orario, insomma una varia umanità che rende un po’ meno ostile il cammino fino a trovare il luogo giusto per fermare l’anima...

Bello bello bello questo romanzo dello statunitense Christopher Paul Curtis, pubblicato nel 1999 e recuperato oggi dal Battello a Vapore. In un panorama di narrativa per ragazzi contraddistinto sempre più dalla contemporaneità di situazioni e cliché quotidiani, si respira finalmente un’aria nuova, un richiamo ai grandi classici, una di quelle storie che non hanno bisogno necessariamente del web e di velocità per parlare di emozioni ed esperienze che sono un linguaggio assoluto. Finalmente una Storia vera, collocata lontano nel tempo, distante da situazioni di immediata e scontata identificazione, che però oltre gli stereotipi consolatori sa raccontare a tutti di tanta disperazione e di grande, meravigliosa possibilità di riscatto. Un libro che lascia il segno. Davvero meritata la Newbery Medal che il libro ha ricevuto alla sua uscita.

 

 

 

 
 
 
 

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