Il ragazzo di Berlino

Il ragazzo di Berlino
Alex ama il rock. Sogna concerti affollati, folle di fan, un gruppo tutto suo nel quale è il primo chitarrista. Ma siamo nel 1972, e il problema è che il ragazzo ama suonare una musica proibita nella sua città, Berlino est, la capitale della Repubblica Democratica tedesca, paese satellite dell’URSS, nel quale la libertà anche di pensare è pesantemente messa a repentaglio dal controllo pressante della polizia segreta, la implacabile ed onnipresente Stasi. Anche sua sorella Geli è insofferente. Brillante studentessa, a differenza del fratello, da tempo però è in contrasto con la sua scuola d’arte in quanto i suoi disegni non appaiono in linea con i dettami imprescindibili dell’arte realista socialista. Le giornate passano così, tra aspirazioni che si faticano a soffocare, piccole insubordinazioni, continue domande che non hanno risposta. Gli adulti quando non scompaiono misteriosamente per una qualche mossa azzardata non gradita alla polzia politica, appaiono automi, quasi lobotomizzati. E il muro è vicino alla casa dei due giovani fratelli Ostermann. Di là c’è l’Occidente, fantomatico paese dei balocchi dove vanno bene tutti i disegni e i dischi si comprano al negozio e si possono ascoltare liberamente a tutto volume senza cuffie. I due ragazzi non ne possono più, mal sopportano i rimbrotti dei professori e ancor di più i continui richiami all’ordine dei due genitori, onesti lavoratori ed acclarati fedeli sudditi del partito unico che dirige e domina la nazione. Tra l’altro Alex da qualche giorno frequenta Sophie la quale, oltre ad essere bella, ha una famiglia ancor più rigida e socialista fin dentro al midollo della sua, ma desidera lo stesso ardentemente  la libertà. Sono ragazzi. Hanno il coraggio della spensieratezza, non calcolano le conseguenze, sono preda degli istinti e degli ideali, forti o vaghi che siano. E il drammatico scontro con il regime oppressivo li porterà a gesti e scelte dalle conseguenze incalcolabili che li sbalzeranno al di là del tetro, funereo muro. E l’Occidente sarà questo Eden promesso e magnificente o nelle sue luci abbaglianti nasconde delle ombre possenti?...
Paul Dowswell prima di esordire come narratore ha lavorato a lungo in abito editoriale. Si è fatto poi notare come scrittore di libri per ragazzi dalla ambientazione storica anche recente, nei quali attraverso ricostruzioni abbastanza verosimili si cerca di illustrare il bene e il male di ciò che è accaduto. La schematicità pertanto dei fatti narrati è in funzione di uno scopo ben preciso: se lo stile appare volutamente limato e ad uso consumo di lettori più giovani, è evidente che almeno in questo testo si cerchi di coniugare finalità didattiche prorompenti con qualche velleità artistica che però, alla fine, rimane nascosta, solo accennata. Rimane pertanto un ottimo testo per adolescenti se non altro come informazione di base tradotta in fiction verosimigliante, ma non si va  al di là di questa pur encomiabile intenzione.

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