Il rinoceronte di Rita

Il rinoceronte di Rita
Quando Rita chiede di avere un animaletto per casa non si aspetta certo un rinoceronte, ma nemmeno la pulce domestica e il girino da compagnia che, nell'ordine, le propongono la mamma e lo zio Eric. La bambina però non se ne fa una ragione e decide di proseguire  la ricerca della sua anima gemella nello zoo della sua città. L'incontro col rinoceronte è casuale ma decisivo: i due si allontanano in un bel giorno di pioggia come nulla fosse. Ora, non vi sfuggirà che un rinoceronte non è esattamente il prototipo dell'animale da compagnia e per Rita, ma soprattutto per il suo pachidermico amico, cominciano le seccature: ascensori striminziti, improbabili camuffamenti per nascondersi agli occhi indiscreti della mamma, costosissima erba africana. Il fondo viene toccato quando il povero animale  è costretto a fingersi un castello gonfiabile per sviare i sospetti della maestra. Il giorno dopo il rinoceronte se ne torna quatto quatto al suo zoo. Ma lui e la bambina troveranno il modo di restare amici...
I pachidermi negli illustrati per bambini hanno una tradizione di successo che deriva  da una verità inconfutabile per l'assoluta maggioranza dei bambini: “grande è bello”. Sì, d'accordo gli uccellini nel nido, i topolini bianchi, i gattini, ma vuoi mettere un grandioso Tirannosaurus Rex, un mastodontico elefante o, come nel nostro caso, un impressionante rinoceronte? In questo bell'illustrato il pachiderma in questione si presta come soggetto delle situazioni più improbabili giocate sulla sproporzione tra la sua mole  e il contesto domestico e cittadino in cui si inserisce. E si ride di gusto del rinoceronte che va a spasso col cappellino fiorato della sua amica piantato tra le orecchie, del viavai della bambina che deve smaltire ogni giorno col suo zaino i mucchi di cacca che produce. Tony Ross, 76 anni, londinese, è uno dei più celebrati illustratori britannici (la serie Little Princess, per esempio, è opera sua) e col suo tratto veloce e un po' “ruvido” conferisce alla storia la leggerezza e l'ironia che indubbiamente sono i punti di forza dell'albo. Qualcuno però potrebbe spiegarmi perché gli illustratori nati negli anni 30 in Inghilterra (anche Quentin Blake è di quella decade) disegnano tutti allo stesso modo?

 

 

 
 
 
 
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