Il rogo di Stazzema

Il rogo di Stazzema
Lapo, Renzo e Serafina sono gli idoli del gruppo di amichetti, e quando propongono di giocare a ghinè, tutti si uniscono. Quella mattina, anche i due bimbi che dormono nello stesso letto pur non essendo parenti, vengono svegliati da certe bussate alla porta: “Stanno arrivando i tedeschi, dobbiamo cercare un rifugio sicuro”. Nel frattempo Hans, sceso dal camion di soldati tedeschi, non vede l’ora di imbracciare il fucile, di dare un senso alla guerra, di dare un senso alla sua vita di combattente. Se solo nonna Ida non si fosse dimenticata di liberare Bianchina, la mucca buona che li aveva nutriti tutti dal primo all’ultimo! Non si dà pace fino a che non scelgono di tornare tutti alla corte, ed è lì che, ciascuno inseguito dai propri fantasmi, si incontrano sullo stesso sentiero: le famiglie che tentano di mettersi in salvo, e Hans, il tedesco. L’ordine che viene impartito loro non lascia speranza: “Achtung! Alt!”…
Come ogni racconto nel quale si tramanda un episodio della Resistenza, anche Annalisa Strada e Gianluigi Spini, nel narrare del rogo di Sant’Anna di Stazzema, in questo omaggio dedicato ai più piccoli, corrono il rischio della retorica, a cui si aggiunge quello di rivolgersi in modo troppo "semplice" a un target di lettori almeno undicenni. E, tutto sommato, il rischio è stato scongiurato. I due autori (nella vita marito e moglie) raccontano un pezzo di storia del nostro Paese attraverso le vicende di un nucleo di appena 500 anime, i cui riti e e le cui tradizioni (vedi il gioco del ghinè) sono totalmente estranei ai ragazzini di oggi e al mondo ipertecnologico in cui sono immersi; ma, pure se certe sfumature sono più facili da cogliere per un pubblico adulto, la curiosità verso lo "sconosciuto" è comunque una potente molla per i ragazzi (anche se forse non per tutti). D'altra parte, la seconda guerra mondiale è storia, e non è facile tradurla in un racconto che lasci trasparire il danno emotivo e fisico, l’ustione che ha bruciato i sogni di tante generazioni in un enorme rogo morale e materiale. Annalisa Strada e Gialuigi Spini fanno del loro meglio per far passare il messaggio, difficile, che la speranza ha l’ultima parola in un racconto nel quale la parola guerra la fa da padrona.

 

 

 
 
 
 
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