Il sapore del pane

Il sapore del pane
Ottobre 1945. Era una mattina buia e il piccolo Daniele seguiva a passo spedito la mamma. Sapeva che stava per accadere qualcosa di straordinario, ma non sapeva ancora cosa. Quando fu messo in fila con gli altri bambini, vide gli occhi lucidi di tutte le donne, ma non ne capiva il motivo. Cercando per sicurezza lo sguardo della madre, Daniele salì sul vagone, tenendo bene impresse le sue ultime parole: “Quando arrivi aspettami che ti vengo a prendere”. Il treno partì e sotto i suoi occhi stupefatti sfilarono campi, strade e fiumi sconosciuti. Lui, così piccolo che faticava persino a guardare fuori dal finestrino, si teneva aggrappato alla borsa, dove c’era un po’ di quel pane nero di casa sua, duro ma buono. Fu alla stazione di Reggio Emilia che si sentì abbandonato, perso. Gli altri bambini venivano portati via da sconosciuti. Venne infine un uomo alto, in bici, con un enorme tabarro scuro, che gli chiese se voleva andare con lui, ma Daniele disse che stava aspettando la mamma. Furono il freddo pungente e un’innocente bugia a convincerlo a seguire il presunto zio nella cascina di Massenzatico. Fu accolto bene, fu lavato, vestito e amato. La nuova famiglia gli insegnò la fatica dei campi e il gusto della natura, il valore del lavoro e il rispetto per gli altri. Ma lui, che pure amava quelle persone generose, teneva sempre con sé la foto della mamma, conservando gelosamente nella memoria il tepore dei suoi baci e il sapore del suo pane…
Pubblicato già qualche anno fa come libro per adulti dalla casa editrice Terre di Mezzo (aggiudicandosi nel 2003 il premio Pieve-Banca di Toscana), il testo autobiografico di Daniele Granatelli esce ora in una nuova veste editoriale per ZOOlibri, adattandosi al pubblico dei più giovani grazie all’intervento di Giuseppe Zironi. E nonostante l’adattamento (o forse proprio grazie a questo, chi può dirlo), l’intensa emotività del racconto traspare in tutta la sua purezza, coinvolgendo il lettore come solo le storie veramente vissute sanno fare. Il sapore del pane, infatti, è la storia di Daniele Granatelli che, come tanti altri bambini, è stato vittima della miseria al tempo della seconda guerra mondiale. È stato per la povertà che la madre ha scelto di allontanarlo da sé e mandarlo al sicuro in campagna, grazie all’aiuto dei partigiani. Qui ha potuto crescere sano e forte, a contatto con quella dolce rudezza dei contadini che sanno esprimere il loro affetto anche senza le parole. Ma l’amore verso la nuova famiglia non servì a calmare il dolore straziante di una madre lontana e la paura di essere abbandonato. È vero pathos quello che si prova leggendo il racconto, così intenso ma delicato, proprio come il sapore del pane. Il testo si accompagna alle sbalorditive tavole di Giacomo Nanni, che, con pochissimi colori (rosso, grigio, bianco e nero), illustrano pagina per pagina le vicende di Daniele e si fanno esse stesse narrazione, come in un fumetto. Il suo è uno stile davvero minimalista: bastano pochi tratti, pochi particolari (sempre azzeccatissimi), per ricostruire ambientazioni e stati d’animo. E sono soprattutto le emozioni a far da padrone nelle illustrazioni, a cominciare dal senso di fragilità e impotenza infantile, comunicatoci attraverso le minuscole dimensioni di Daniele (che addirittura sembra scomparire a confronto della mamma o del partigiano), fino ad arrivare all’impazienza del bambino di ritrovare la mamma, tradotto nell’immagine del treno i cui finestrini diventano lettere che arrivano veloci a destinazione. Un albo davvero meraviglioso, intenso e commovente.

 

 

 

 
 
 
 
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