Il segreto del postino

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Un ragazzino solitario arriva a Hauterives, in provincia di Lione, a casa di una coppia di vecchi zii, perché la sua mamma è malata e non vi sono altri parenti che possano accoglierlo. È il mese di giugno di un anno imprecisato dei primi del Novecento. La casa è piena di scricchiolii conturbanti e la zia e lo zio non hanno nessuna voglia di cambiare le loro abitudini in seguito all’arrivo del pronipotino. Anzi, non fanno nemmeno finta di essere contenti di averlo come ospite. In quel clima per nulla cordiale, la vita si svolge monotona e il nostro ragazzino si annoia molto. Occupazione più divertente per lui si rivela essere quaella di dare un nome ai conigli degli zii, tristemente destinati a finire in tavola. Il ragazzino si è portato da Lione, dove ha lasciato la mamma a tossire ininterrottamente e dolorosamente, una scatola di acquerelli e due romanzi di Verne, ma non bastano a spazzare via la noia e la malinconia, a volte perfino la rabbia, che lo assalgono. Decide dunque di uscire, di fare delle passeggiate e di arrivare al centro del paese. Lo esplora per un poco, giunge fino nella piazza della stazione, dove si ode il fischio del treno, ci sono due Caffè e un postino con lunghi baffi spioventi che riempe di posta la sua borsa a tracolla. Un barlume della città a cui era abituato ritorna in lui. Le sue passeggiate diventano quotidiane e sempre più lunghe. E sempre più spesso, durante i suoi vagabondaggi, il nostro protagonista incontra il postino che cammina con passo veloce sul bordo della strada. Nota che l’uomo raccoglie materiali diversi che trova qua e là sul percorso che compie per lavoro e li accumula sul bordo della strada. Poi una notte, nella quale non riuscendo a dormire esce di casa all’insaputa degli zii, lo scopre mentre raccoglie tutti i materiali accumulati di giorno e li carica su una carriola. Si offre di aiutarlo…

Fernand, il postino, ci appare fin dalla sua prima apparizione sulle pagine come co-protagonista del romanzo. Silenzioso, o forse meglio scorbutico, non ben visto dai compaesani, egli cammina per trentatré chilometri ogni giorno per consegnare la posta. E non si arresta nemmeno di notte, quando ripercorre la strada del giorno per raccogliere, dentro una carriola, le pietre e i materiali accumulati alla luce del sole. Scarica poi tutti quello che ha raccolto in un angolo del suo cortile. La curiosità del nostro ragazzino è grande. A che cosa serviranno tutti i materiali accumulati? Semplice! A costruire un palazzo fatato! Perché Ferdinand, che parla poco e sorride ancor meno, è molto serio e sicuro di sé quando parla del palazzo che costruirà: ‘‘diceva quelle assurdità molto seriamente. Ma era proprio quella sua determinazione che mi faceva ridere. Guardavo lui, i mucchi di pietre nell’orto, la campagna disseminata di fattorie e case di contadini, e non ci credevo’’ commenta il nostro protagonista. Il segreto del postino, illustrato da Laura Crema, ci fa rivivere un’epoca lontana molto semplice e modesta, ma capace di destare pensieri avventurosi, di far nascere sogni. Ci fa scoprire inoltre che può nascere un’amicizia autentica anche fra persone di età lontane, come un uomo e un bambino. Ci fa restare incantati quando scopriamo che a Hauterives quel palazzo fatato esiste davvero e che ha incontrato nel tempo l’interesse di grandi artisti come Picasso, Breton, Ernst.

 


 

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