Il topo che non c'era

Il topo che non c'era

“C’era una volta un gatto. Era un bel gatto tigrato, con la testa piena di topi. Ci pensava tutto il giorno ai topi.” Questa è la storia un’ossessione, l’ossessione di un felino per i suoi amici/nemici roditori. 1, 16, 27, 33, 88, 144 topi sfilano di continuo nei suoi pensieri, topi nudi e crudi, sbiaditi, impegnati a giocare a carte, a ballare la polka, a bordo di autobus a tre piani o in giacca a quadretti. Insomma tutto il campionario delle possibilità, un catalogo mentale straripante di baffetti, zampette e lunghe code. E come accade sempre quando la mente si concentra esclusivamente su una cosa, il mondo intorno perde tutto il suo interesse e, quando gli amici passano a trovarlo, la risposta è invariabilmente la stessa: “No, ho da fare oggi, devo pensare ai topi.” Eppure alla sua collezione manca qualcosa: un topo, un topo “molto particolare”, così unico che non gli riesce proprio di immaginarlo. E il tarlo si insinua nella suoi pensieri fino a monopolizzarli, finché un bel giorno un doppio toc toc alla porta di casa annuncia l’arrivo del più imprevedibile degli ospiti…

Giovanna Zoboli apparecchia una storia che parla di un aspetto del nostro essere uomini che raramente trova posto negli illustrati per bambini: il rischio che un’unica idea possa occupare uno spazio così grande nei nostri pensieri da diventare totalizzante, costringendoci a fare a meno di ciò che conta davvero, in particolare della vicinanza e dell’affetto degli altri. La trovata del racconto – scritto con eleganza e un lessico scelto con grande cura, alla portata del pubblico dei più piccoli ma mai banale – sta nella scoperta degli anticorpi che avranno la meglio sull’ossessione del protagonista. Contro un’immaginazione che moltiplica all’infinito un prototipo che viene dalla realtà (con l’obiettivo dichiarato di pensare un milione di topi diversi), alla porta del nostro micione si presenta il reale nella sua scarna essenzialità. La salvezza è un topo qualsiasi, uno come tanti ma uno, in carne e baffi. Soltanto grazie al suo arrivo e alla intensa amicizia che nasce, la vita del gatto tornerà a scorrere libera da pensieri fissi, dalla tentazione dei cataloghi, pronta ad accogliere senza paura la rassicurante e affettuosa prevedibilità dei suoi simili. La narrazione per immagini è affidata alle belle tavole di Lisa D’Andrea, tenere, buffe e un po' stranianti, con qualche lieve incertezza nel dinamismo degli animali antropomorfizzati ma piene di dettagli gustosi e perfette per la storia raccontata (lettering compreso). Nel blog della casa editrice c'è un bel post sulla gestazione del libro, con tanto di storyboard e bozzetti preparatori. Vale la pena dargli un'occhiata.

 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER