Il volo di Alice

Il volo di Alice
Alice non è più la stessa da quando quel ragazzino peruviano è arrivato in classe e la prof. l'ha fatto sedere accanto a lei. Sono diventati compagni di banco e pian piano anche compagni di studio: lei, quindicenne milanese, figlia di genitori separati, con un padre in Puglia e una madre troppo presa dal suo lavoro per ascoltare seriamente la figlia e rendersi conto dei suoi problemi; lui, Jaime, venuto in Italia dopo che la madre per anni ha sgobbato e mandato i soldi in Perù, a lui che viveva con i nonni e che adesso studia, ha ottimi voti perché crede in un futuro migliore, possibile in quel Paese così civile. Al contrario di suo fratello Pedro, finito nelle bande etniche a picchiarsi per strada con altre teste calde e poco intenzionato a migliorarsi. Con la scusa di non volerlo deludere nel rendimento scolastico, Alice si mette a studiare tutti i pomeriggi insieme a lui: greco, latino, italiano... sta migliorando, ma soprattutto sta cambiando. Da compagni di studio a veri amici il passo è breve, ma purtroppo questa amicizia non passa inosservata ai bulli del quartiere milanese in cui Jaime vive: il pestaggio come punizione per essersi permesso, lui extracomunitario, di avere a che fare con una ragazzina “delle loro”, milanese. Dall'altro lato Alice si ritrova sempre più frequentemente a cena a casa sua, con sua madre, l'uomo che frequenta e un fotografo, amico dei due, un uomo a dir poco viscido. Finito quell'anno scolastico, scappare in Puglia dal padre di Alice sembra davvero l'unica soluzione, l'unica spiraglio che si profila...
Una moltitudine di temi si snoda tra queste pagine: gli amori giovanili, i figli contesi tra genitori separati, l'integrazione (e talvolta la non integrazione) razziale, l'immigrazione, la diversità, l'ipocrisia della nostra società. Uno spaccato dell'Italia d'oggi - dunque - vista con più e più occhi: l'adolescente extracomunitario e pieno di speranze; la ragazzina un po' triste, un po' insoddisfatta, un po' viziata che impara a crescere perché deve (o vuole) crescere; un padre che si guarda indietro e cerca di capire se è tardi per recuperare il rapporto con la figlia; una madre straniera che ha come unico obiettivo quello di vedere realizzati i propri figli in un paese che si è immaginata più evoluto del suo, ma quanto poco lo sia in realtà sarà la quotidianità a dimostrarlo. E ancora gli occhi di una madre frustrata che si è cresciuta da sola una figlia, ha fatto carriera, ma ha troppo rancore per essere felice. Il libro è scorrevole, si legge in un paio d'ore al massimo e ha  il pregio di saper affrontare temi delicati senza cadere nella retorica e nei luoghi comuni. Zita Dazzi lo ha scritto ispirandosi a una storia vera.  Vera non soltanto perché realmente vissuta, ma anche perché mette in campo personaggi non stereotipati o convenzionali e che hanno in se stessi sentimenti e stati d'animo in costante evoluzione. Proprio come ognuno di noi.

 

 

 

 
 
 
 
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