Io aspetto

Io aspetto
L'attesa comincia presto: prima che il bambino nasca c'è già chi l'attende. E poi, quando il nuovo individuo – il protagonista di una storia unica e irripetibile - si affaccia al mondo e comincia la conta del suo tempo, ecco che, a dare peso e significato ai giorni, si succedono le attese. Il bimbo aspetta di crescere, e poi aspetta il bacio della buonanotte. Seduto composto al suo tavolino attende che il dolce sia pronto e poi, malinconicamente affacciato alla finestra, aspetta che smetta di piovere. Accanto al grande albero carico di addobbi ai quali aggiungerà anche il suo, una piccola stella, aspetta che venga Natale. Poi, quando cresce e si fa uomo, la sua attesa cambia di contenuto, si fa grande: ora è un giovanotto che aspetta l'amore e, trovatolo, aspetta l'istante in cui rivedrà l'amata. E poi attende una sua lettera e, soprattutto, l'istante in cui lei gli dirà di sì. La vita scorre e i momenti di attesa si susseguono, simili ma mai uguali, talvolta gioiosi, come quando il protagonista e la sua famigliola attendono i giorni delle vacanze, talvolta colmi di ansia, come quando la sua donna aspetta il responso del medico.

Io aspetto, uscito in edizione francese ben dieci anni fa, è la storia di ogni essere umano e insieme un interrogativo filosofico sulla vita, il suo scorrere, il suo significato. L'albo si può sfogliare insieme a un bambino, ma può anche essere amato e goduto dagli adulti, perché è capace di parlare a entrambi e di incuriosirli. Fin dal suo formato, così originale da attirare per forza l'attenzione di chi lo vede occhieggiare su uno scaffale. Basso e lungo, assomiglia a una busta da lettera di formato più grande del normale sulla quale il logo dell'editore occupa il posto del francobollo e un tondo viso di bimbo quello dell'indirizzo del destinatario, mentre i nomi dell'autore e dell'illustratore sono scritti nel punto in cui, spesso, si indica il mittente. E, a mano a mano che la storia si snoda, un altro elemento – essenziale legame tra i momenti diversi del narrare – attira, commenta, invita a proseguire: è un filo rosso, unica nota di colore acceso su pagine in cui le immagini sono esili tratti neri, poco più che schizzi e il testo è estremamente essenziale, poco più lungo del sospiro di chi attende. Il filo rosso – filo del destino, filo della vita, leitmotiv dell'esistere - accompagna il protagonista lungo tutte le stagioni del suo cammino, tesse e commenta le trame della sorte, legando il presente con il passato e il futuro, la gioia col dolore e la vita con la morte. Perché anche la morte si può dire, ai grandi come ai piccoli, con delicatezza e pudore come, a un certo punto, avviene su queste pagine.

 

 

 
 
 
 

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