Jacob, il bambino di creta

Jacob, il bambino di creta
Autunno 1943. È una sera in cui Marco se ne sta a guardare il cielo, ha il naso schiacciato contro la finestra e gli occhi pieni di meraviglia perché c'è una stella grande quasi quanto la Luna ad illuminare la notte. Sembra una moneta d'oro lanciata lassù da un gigante. Al mattino sua mamma lo sveglia, Marco sente un gran trambusto nel giardino della sua casa, ci sono tanti omini con una strana divisa che urlano e spingono le persone dentro grandi camion. Chi sono? Cosa vogliono? La mamma di Marco gli dice che andranno tutti al mare. Passano i giorni, di Marco non si sa più niente, finché una notte accade un fatto: da un pane di creta appoggiato sulla cattedra di una scuola elementare di Roma si stacca un pezzetto che cade sul pavimento. Aterc! Ecco la parola magica di Fata Cimosa che esaudisce il desiderio e trasforma la creta in un bambino. È Jacob, e tutto quello che sa è che vuole andare a cercare il suo amico Marco così passa attraverso la serratura della scuola e si ritrova in strada, per percorrere le vie fino a dove sa che abita Marco. Ma lì non trova nessuno, solo una stella di vernice bianca disegnata sulle pareti, mobili rovesciati a terra, cocci di vetro, mozziconi di sigarette sul pavimento e una foto di Marco vestito da marinaio, accanto alle sue tre sorelle e ai suoi genitori. Tutti insieme al mare. Forse è andato al mare senza invitare Jacob perché Jacob è fatto di creta e al mare si seccherebbe? Jacob non lo sa, sa soltanto che vuole ritrovare l'amico perduto. Lo aiuteranno il professor Talpa che ha letto centomila libri di geologia e gli infila nello zaino la Fata Topinambur e il grillo Celso, venditore di stelle da cui compra una vecchia stella per guidarlo durante il lungo viaggio. Nel bosco degli orsi vegetariani c'è però da stare attenti: il poeta Exametron, mediocre e cattivo, ha venduto la sua anima a un omino con la divisa unta e degli strani baffetti e ora vuole assolutamente rubare e trasformare in strane macchine di ferro e sputafuoco la filastrocca del bosco...
Jacob, il bambino di creta coniuga una storia poetica e magica con uno degli avvenimenti più tragici della Storia: la deportazione degli oltre mille ebrei del ghetto di Roma il mattino del 16 ottobre 1943 verso i campi di concentramento. Sappiamo che dopo il conflitto tornarono solo quindici persone, quattordici uomini e una donna e che nessuno degli oltre duecento bambini è sopravvissuto. Andrea Salvatici, con un linguaggio che sa essere chiaro ed evocativo allo stesso tempo, ci presenta mondi di fantasia, piantine che saltano come grilli, ortaggi con le gambe allungabili, gamberetti che accordano canne di bambù e tanto altro ancora per condurci all'interno di una favola, delicatamente illustrata da Eleonora Marton, capace di introdurre i bambini di oggi al tema della Shoah. Per non dimenticare.

 

 

 

 
 
 
 
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