Julius e il fabbricante di orologi

Julius e il fabbricante di orologi
Julius Caesar Higgins vorrebbe avere la capacità di fronteggiare e mettere in fuga i bulli che ogni giorno, al ritorno da scuola, lo aspettano all’angolo della strada per minacciarlo e terrorizzarlo. È il 1837, e Julius vive con il nonno, proprietario di una libreria antiquaria nel centro di Londra. Un giorno, Julius vede un gentiluomo mettere in fuga, con abilità, i suoi persecutori. Si chiama Jack Springheel, e poco dopo fa il suo ingresso nella libreria, per cercare il diario di John Harrison, l’inventore del cronometro. Julius promette al signor Springheel di rintracciare il libro. Quell’uomo potrebbe aiutarlo a sconfiggere Crimper e gli altri ragazzini molesti! Ma non sono solo Springheel e il misterioso diario a irrompere nella vita di Julius. In poco tempo, il quattordicenne dal nome altisonante incappa prima in un monaco tibetano che appare in mezzo alla strada con un messaggio per lui, poi nel professor Fox, della Gilda degli Orologiai, anche lui alla ricerca del diario, in possesso di uno strano orologio legato, in qualche modo, al poeta Percy Bysshe Shelley. E poi cosa sono quelle strane creature che emergono dal fiume, che si annidano negli angoli delle stanze, guance cadaveriche, pupille nere e cornee rosse? Cosa sta succedendo alla Londra del 1837? Di chi può fidarsi, Julius: di Springheel o del professor Fox?
Il primo romanzo dello scrittore Tim Hehir (già autore di racconti brevi e opere teatrali) è un gustoso "allegro steampunk" con tanto di orologi magici, creature mostruose, automi e viaggi nel tempo incrociati, ben orchestrati tra vibrazioni di luce ed elementi, scombussolamenti e atterramenti qua e là lungo la Londra ottocentesca. Dai bulli di scuola ai perfidi grackack (prefigurazioni di difettosi umani futuri) e agli inquietanti clockman, quella di Julius è una ticchettante avventura ucronica all’insegna della principale abilità di un Orologiaio: "trarre il meglio da qualsiasi circonferenza", tenendosi per mano, non perdendo la testa e ricordandosi di piegare le ginocchia quando si tocca l’acciottolato!

 

 

 
 
 
 
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