L’amore sconosciuto

L’amore sconosciuto

Bridget Borsamian ha otto anni quando si salva per un soffio da un incidente che avrebbe potuto costarle la vita. Al momento di dimetterla dall’ospedale, un’infermiera le dice che, con tredici ossa rotte e un polmone perforato, deve proprio essere venuta al mondo con una ragione ben precisa per essere sopravvissuta. Quella frase le è rimasta in testa, insieme alla paura paralizzante degli incidenti stradali. È una frase che potrebbe essere vera, oppure no, di certo Bridge non lo sapeva allora e tantomeno lo sa adesso che ha dodici anni. Con le cose che non sa, potrebbe compilare un elenco. Che cos’è l’amore, per esempio, e perché mai questa è una domanda sulla quale deve fare un compito per la scuola. A ogni modo, da qualche tempo Bridge indossa un cerchietto con due piccole orecchie da gatto. E anche questa è una cosa che succede e non sa perché. Le sue amiche Tab ed Emily – il club, anzi l’insieme, delle amiche che disegnano creature sui fogli dei loro compiti – la lasciano fare, anche se non perdono occasione per chiedere quando pensa di toglierselo. Ecco, Tab ed Emily sono una certezza. Hanno giurato di non litigare mai e stanno rispettando il loro proposito da anni. Soltanto che adesso la vita è più complicata di prima: ci sono i ragazzi, per esempio, le tensioni, i segreti. E la lista di ciò che Bridget non sa è sempre più lunga...

In seconda media è obbligatorio iscriversi a un club scolastico: è così che Bridget conosce meglio Sherm, un suo compagno di classe, perché entrambi hanno scelto la Tech Crew. Lo conosciamo anche noi, Sherm, attraverso le lettere che scrive (e non spedisce) a suo nonno, una persona alla quale era molto legato e che ha deciso di cambiare vita. Un’altra narrazione parallela è riservata a una ragazzina dall’identità misteriosa, che sperimenta una forma distorta di amicizia. E poi ci sono Tab ed Emily, naturalmente. Rebecca Stead sa come intrattenere il lettore, dando la parola ora all’uno, ora all’altro, modulando punti di vista ed emozioni differenti. Con queste ultime è particolarmente abile: la traduzione in parole è sempre esatta, diretta, curata in ogni sfumatura in modo che anche il più piccolo mutamento del panorama interiore sia percepibile e riconoscibile. Impresa davvero notevole, considerato che stiamo parlando del panorama emotivo di ragazzini preadolescenti. Un libro in cui non manca nulla, se non i personaggi quando si volta l’ultima pagina. Finalista alla quinta edizione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2020 per la categoria +11.



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