L’attimo perfetto

L’attimo perfetto
Sutter frequenta l’ultimo anno del college, è divertente, ha un gran senso dell’umorismo, è ricercato alle feste perché per primo si lancia in qualsiasi impresa gli venga suggerita. È spigliato, con le ragazze non ha problemi, almeno in apparenza. Se non fosse che ad un certo punto tutte, secondo lui, gli chiedono di essere qualcosa in più e lui quel qualcosa in più non sa proprio cosa sia. Suo padre è sempre indaffarato nel suo ufficio al penultimo piano di un grattacielo appena a sud di Oklahoma City; è un imprenditore, non lo vede e non lo sente da quando con sua madre per qualche motivo ha chiuso. Sua madre, il suo patrigno e sua sorella lo tollerano molto poco, con lui il disastro è sempre dietro l’angolo. Sta con Cassidy, almeno fino a che anche lei non gli chiede di impegnarsi su qualcosa che lui, distratto, non ascolta e quando comprende è troppo tardi. Quando incontra Aimee una vecchia compagna di classe, che neanche ricorda, durante una delle sue nottate brave, non può certo immaginare che ruolo avrà nella sua vita quella ragazza un po’ "sfigata" appassionata di fantascienza e di cavalli. Tra guai con i professori, pessimi voti in algebra, un lavoro nel doposcuola che non lo appassiona, migliori amici che si fidanzano grazie a lui e non lo considerano quasi più, disastri sentimentali e familiari, l’unica presenza fissa e costante nelle giornate di Sutter è la grossa bottiglia di 7up corretta al whisky…
Romanzo originale e da leggere tutto d’un fiato questo di Tim Tharp, anche lui di Oklahoma come Sutter, autore di numerosi romanzi e finalista nel 2008 al prestigioso premio National Book Award. Una storia che fa riflettere senza accorgersene, il mondo visto da Sutter ha una sua logica e quello che sembra non è esattamente quello che è in realtà. I personaggi sono ragazzi come tanti, con i loro problemi da adolescenti e i loro modi per affrontarli, eppure quella del protagonista è una visione che non si dimentica, e la piaga dell’alcolismo giovanile viene affrontata senza pedanteria né moralismi. Guardando il mondo con gli occhi e il cuore di Sutter tutto assume una dimensione più complessa ed intima e scompare ogni possibilità di un facile giudizio. Il presente diventa l’unica dimensione possibile e ill carpe diem è la sua unica filosofia di vita, anche se, probabilmente, soltanto perché non ha altra scelta. Tim Tharp lascia abilmente al lettore la possibilità di stabilire se quello di Sutter sia davvero l’attimo perfetto.

 

 

 

 
 
 
 
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