L’avventura dei geroglifici

L’avventura dei geroglifici

“Geroglifico” è una parola greca e vuol dire “parole sacre”. Molte parole che raccontano l’Egitto vengono dal greco: è perché questa scrittura di 5.000 anni fa è stata dimenticata prima di poter essere decifrata di nuovo. I simboli, riprodotti su molti  papiri e su pietra, andavano interpretati come concetti o come suoni? Ma anche nell’Antico Egitto, quella geroglifica non era una scrittura alla portata di tutti: servivano molti anni per apprenderla, ed era quasi sempre riservata a contesti ufficiali. Spesso aveva anche un valore magico, come se attraverso le parole si potesse modificare o perfino cancellare la realtà. Ecco perché scribi e sacerdoti avevano così tanto in comune e collaboravano con il Faraone all’amministrazione. Ma come si scrivevano i geroglifici? Dove si imparavano? Come si preparavano i fogli di papiro? E se si voleva scrivere più velocemente c’erano altri tipi di scrittura in Egitto? Cos’è la Stele di Rosetta? Chi era Champollion? Perché ci sono geroglifici in giro per tutta l’Europa e non solo in Egitto? Mille cose da scoprire con la banda delle bende: le mummie Kha e Merit, il loro gatto Miu, la promettente archeologa Cody e il superfan dell’Antico Egitto Schiapp.

Non bisogna dare per scontato che un libro adatto al bookshop di un museo funzioni bene anche fuori contesto, che i suoi personaggi siano accattivanti anche quando non sono l’unica alternativa a lunghe spiegazioni pensate per gli adulti e che i dettagli “scientifici” siano interessanti anche per chi non sta visitando la collezione. Nel caso di questo libro, invece, tutto funziona molto bene: la brevità dei capitoli si presta ad una lettura agile nonostante la densità di concetti, la grafica rende interessante anche ciò che merita una seconda occhiata per essere capito e i fumetti aiutano far sì che le spiegazioni non siano mai cattedratiche. Così come la narrazione in prima persona: l’attualizzazione, però, è affidata soprattutto ai fumetti, rendendo chiaramente distinguibili le informazioni vere e proprie da paragoni meno storicamente fondati. La scelta di focalizzare l’intero libro su un singolo aspetto della cultura egizia permette  un buon approfondimento senza eccedere in lunghezza. Una ricca selezione di foto, illustrata in una pagina di didascalie che aggiunge dettagli e curiosità per chi volesse saperne di più, è il legame più stretto col Museo Egizio di Torino. Il libro, insomma, è certamente un invito o un sussidio alla visita, ma è soprattutto un modo divertente per saperne di più sui geroglifici, chi li ha tracciati e chi li ha scoperti.



 

 

 
 
 
 

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