L’ombra del drago

L’ombra del drago
Napoli è la città dove Shing ha deciso di trasferirsi con la sua famiglia, o almeno con quel che ne resta. Il suo villaggio in Cina è stato sepolto da un’inondazione del vicino fiume: sua madre, suo nonno e suo fratello giacciono ora in tombe di fango. È successo pochi giorni prima della partenza di Shing e suo padre Wang Jiang per l’Italia, il paese che il quattordicenne cinese immaginava come il luogo dei sogni che si realizzano e in cui ricominciare una nuova vita, senz’altro migliore. Ma le speranza si sgretolano contro la dura realtà che il ragazzo si trova ad affrontare a Napoli, una città ormai devastata dalla camorra italiana e dalla mafia cinese. Per saldare l’enorme debito contratto con l’Organizzazione che gli ha consentito di trasferirsi in Italia, il padre deve lavorare giorno e notte. Shing mentre il padre è al lavoro rimane nascosto nella stanza buia che hanno affittato, ma un giorno, spinto dalla curiosità, decide di mettere il naso fuori. Non capisce i codici e le abitudini della nuova città, all’inizio rischia anche di perdersi, ma, giorno dopo giorno, si adatta sempre di più fino a familiarizzare totalmente con il posto. Conosce nuovi amici: un gatto randagio, che adotta, e un barbone, Alfredo. Trova un posto di lavoro - grazie a Pao, un componente dell’Organizzazione - al Drago di luna, un ristorante cinese dove conosce i coniugi Xiao e MeiMei. MeiMei è dolce e protettiva e lo aiuta come una mamma. Ma un giorno il padre di Shing non fa ritorno a casa, e il ragazzo  decide di andare a cercarlo. Inizialmente sembra che la ricerca non porti a nulla; una sera però, la verità si svela a Shing e la sua esistenza prende un’altra piega…
L’ombra del drago è un libro duro che affronta con onestà e intensità i problemi dei cinesi immigrati nel nostro paese, la vita svantaggiata che spesso conducono e i loro tentativi, non di rado infruttuosi, di adattarsi. Un libro maturo, forse fin troppo per la fascia di lettori a cui si consiglia la lettura (dai 12 anni). Pina Varriale - giornalista, scrittrice, pittrice ed “esperta” di ragazzi a rischio - non si preoccupa di risultare troppo cruda e racconta la realtà senza il bisogno di trasfigurarla. I riferimenti ai luoghi e ai personaggi sono così concreti da ricreare un “efficiente senso di verità”. Dalle mille, poetiche metafore che costellano il testo derivano bellissime descrizioni delle emozioni dei protagonisti (in particolare di Shing), descrizioni che risaltano nettamente rispetto alla durezza del contesto. Nel libro regna un grande equilibrio tra le descrizioni d’ambiente e narrazione dei fatti, e ne esce una Napoli dettagliatissima, con le sue strade, le sue piazze e i suoi vicoli, con una resa quasi fotografica. Prevalgono ovviamente i toni cupi che accompagnano la parabola di Shing, la sua sfida per l’integrazione che lo costringe impietosamente ad esplorare il lato oscuro dell’esistenza. In questo mondo “made in china”, L’ombra del drago offre ai più giovani la possibilità di riflettere sulla dimensione umana che inevitabilmente si nasconde dietro la facciata monolitica (e a volte minacciosa) dell’immigrazione cinese in Italia.

 

 

 
 
 
 
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