L’omino e Dio

L’omino e Dio
Omino sta facendo la sua solita passeggiata quando incontra una cosa. All’inizio si spaventa, ma non appena questa si presenta tutto cambia: l’essere fluorescente dalla strana forma è niente meno che Dio. Non il Dio, ma un Dio, perché gli dei sono tanti come le stelle del cielo. Per gioco, Dio inizia ad assumere forme diverse e mostra tutto ciò in cui può trasformarsi: un coniglio, un cowboy, un cervo e un gorilla… Persino nel papà di Omino. Tra una chiacchiera e l’altra, arrivano alla casa di Omino e mangiano una frittata. Poi fanno un tuffo nel lago, ma Dio non sa nuotare: lui cammina sull’acqua. Omino gli mostra quant’è bravo ad arrampicarsi sugli alberi, ma Dio non lo sa fare: lui vola. Quando scende la sera, arriva il tempo dei saluti. Per entrambi è stata una giornata speciale, di quelle che ti cambiano davvero la vita…
L’immagine di un Dio informe e luminoso e un uomo in maglione e giacchetta che passeggiano fianco a fianco discorrendo di animali e frittate. La raffigurazione di una natura magica, ritratta al limite della scientificità. Un’atmosfera fuori dal tempo, dove pace e serenità sono l’essenziale. Un albo così luminoso e profondo, incredibilmente complesso nella sua semplicità, non poteva che uscire dalla mano di Kitty Crowther, la vincitrice del premio Astrid Lindgren nel 2010. L’autrice-illustratrice di origine anglo-belga ha collezionato nella sua carriera una serie di albi caratterizzati da tematiche forti e poco politically correct, di cui purtroppo molti non sono ancora approdati in Italia. Dalla morte alla solitudine, fino ad arrivare a temi spirituali, la Crowther stupisce il pubblico con i suoi racconti apparentemente leggeri, generosi, spontanei, che nascondono in realtà una complessità filosofica. Perciò, anche se in una recente intervista francese l’autrice ha dichiarato che il rapporto tra Omino e Dio è una metafora della relazione che unisce un padre al figlio (di timore e imitazione da parte dell’uno, di incitamento e cura da parte dell’altro), quello che si può scoprire tra le pieghe dell’albo è, a mio giudizio, molto molto di più. Il tema della religione è dominante: la divinità impregna ogni singolo tratto, a dimostrare che è presente in tutte le creature. Dio è la vita, in qualunque forma essa si manifesti. E così, l’aureola dorata che circonda questo gigantesco “barbapapa” si trasferisce di volta in volta su un cinghiale e una farfalla, su un pino e una calendula. Fino a passare all’uomo che, novello Dio (non a caso l’autrice lo battezza col nome Teo), prende sicurezza di sé e delle proprie capacità. Eppure tutto si mantiene nella sfera della gentilezza e della generosità, della modestia e della cortesia. Omino ha preso l’aureola, ma non per questo ha smesso di lavare i piatti nella sua cucina. Così come Dio non smette di imparare cose nuove (bellissima la chiusa con lui che guarda pensieroso un albero, sognando di riuscire ad arrampicarsi come Teo). Un albo imperdibile, che esprime la bellezza delle piccole cose e la magia della vita.

 

 

 

 
 
 
 
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