La balena in scatola

La balena in scatola
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Fabio ha undici anni ed è zoppo. Questo gli crea qualche disagio, ma ha anche i suoi vantaggi: per esempio, quando lo scartano per giocare a pallone non se la prende, perché il motivo è fin troppo chiaro, mentre quelli che vengono scartati senza una ragione apparente ci rimangono male. Lui no. E poi ha imparato ad andare in bicicletta, glielo ha insegnato Sandrino. Fabio trascorre le sue estati dagli zii Mario e Leonora, che abitano in un palazzo vicino al fiume, dove è bello passare i pomeriggi in bici tra prati e alberi. Non fosse per Adolfo, nemico giurato di Fabio e Sandrino, che quest’anno ha ufficialmente dichiarato guerra a loro e al Ciampi. I tre amici sono impegnati a difendersi dai suoi attacchi quando, in uno spiazzo dove solitamente si fermano le giostre, vedono un tir parcheggiato. Sembra un camion frigorifero, lo si capisce dalle apparecchiature che spuntano, ma al tempo stesso è qualcosa di più. Finché un sabato, quando le strade sono piene di persone e di bambini con i gelati, la fiancata del tir si solleva e scopre una scritta inquietante “Visitate la balena morta”. Dentro, i tre ragazzi si trovano davanti il muso terribile e triste di una balena con la bocca semiaperta. Ma a che cosa servono davvero quei macchinari che il sospetto proprietario di questa losca attrazione sostiene siano tubi per liquidi frigorigeni di ibernazione? Una balena morta che apre un occhio può ancora considerarsi una balena morta?

Questa è la storia di un giorno di quelli speciali, che mutano il corso delle estati. È anche la storia di un giorno di libeccio, e si sa che quando si alza il libeccio tutto cambia: sembra che il mare voglia spazzare via gli scogli e può persino accadere di vedere qualcosa di incredibile in mezzo alle onde. “- Era un mostro marino! – gridò Sandrino correndo. – Era il mostro di Lochness! – rispose il Ciampi sempre correndo. – Il mostro di Lochness è a Lochness – ribatté Sandrino. – E allora cos’era? – Era una balena – dissi io”. Ci piacciono le storie come questa, perché accadono cose al limite del possibile, come restituire la libertà a un balenottero costretto a un macabro circo, perché ci sono personaggi ben costruiti, come il protagonista, lo zio Mario o l’Indiano; o forse per una ragione più semplice: perché ci piace sentir raccontare di come un ragazzino, ben circondato di amici e intrepidi parenti, è capace di progettare un piano efficace per cambiare ciò che non va. Stile fresco, divertente, a tratti poetico. Consigliato ai bambini dagli otto anni che amano gli animali, che detestano le scatole e che non si sgomentano davanti alla nostalgia. “Quando gli chiesi di cosa poteva avere nostalgia un ragazzino della mia età, lui mi rispose che certe persone hanno nostalgia delle cose mentre esse accadono e l’Indiano aveva nostalgia di quelle canzoni e del nostro stare insieme a lui mentre le ascoltava. Aggiunse che si chiamava amicizia, poi non ne parlò mai più”. Illustrazioni di Francesco Fagnani.



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