La ballata di Jordan e Lucie

La ballata di Jordan e Lucie
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A Lucie, terza media, viene chiesto di affiancare come volontaria un ragazzo affetto da handicap mentale per il progetto di integrazione avviato dalla scuola. L’iniziale entusiasmo di Lucie si spegne molto presto di fronte alla constatazione dell’enorme difficoltà di comunicazione che diventa un limite che non riesce proprio a superare. E poi chi glielo fa fare? La derisione dei compagni di scuola, l’incomprensione e l’isolamento di Jordan, che in più è anche più grande di tutti loro, la portano ad abbandonare subito quell’incarico, scelto forse troppo di fretta, certo molto diverso da quello che si aspettava. Poi però qualcosa succede, Lucie non sa spiegarsi cosa, ma parlare con Jordan scopre che non è poi così male, anzi, può essere con lui finalmente libera e rilassata, un po’ come le succede soltanto con sua nonna, quando si rifugia da lei per scampare alle litigate devastanti tra i suoi genitori che esplodono a casa. Così senza capire molto il perché, accetta l’invito un po’ strano di Jordan e decide di andare a casa sua. Non è facile comunicare con le risposte a monosillabi di Jordan, decodificare le sue intenzioni, seguire le sue reazioni insolite, però è anche semplice poterci scherzare su, giocare sulla loro diversità, scoprire che si sente bene e dire sempre quello che pensaveramente. Con lui si sente proprio sé stessa, e per questo decide di accettare l'offerta di Jordan di riportarla a casa in macchina, anche se lui non ha la patente, e forse è una cosa pericolosa… Un po’ come per Thelma e Louise, in autostrada la corsa diventa un viaggio liberatorio, in cui il sentimento di Jordan tocca delle corde che Lucie non sospettava…

La storia di Jordan e Lucie è una storia di pregiudizi e di non "normalità", di tutte quelle distanze che esistono dovute spesso alla sola mancanza di empatia e di interesse per ciò che non conosciamo, per tutto quello che fuoriesce dal codice sociale dal quale in qualche modo ci sentiamo tutti un po’ protetti. Christophe Léon, autore francese in Italia pubblicato da Sinnos e CameloZampa, da sempre mette a fuoco il mondo intimo degli adolescenti, quel disordinato e involuto labirinto interiore in cui i ragazzi desiderano rispecchiarsi e riconoscersi. In questo romanzo parla loro della diversità e della condizione dell’handicap senza retorica né banale buonismo, con uno sguardo introspettivo che descrive l’abisso di pregiudizi che l’handicap scatena sempre e dovunque. Non usa la lente della tolleranza, valore che in sé porta il seme di un concetto di superiorità verso qualcosa che va sopportato, sceglie invece uno sguardo diverso, quello più coraggioso del rispetto. Il rispetto delle differenze, come l’apertura di Lucie al mondo di Jordan, passa infatti spesso attraverso fratture, rompe cioè gli standard dell’omologazione sociale, le convenzioni dei gruppi, supera le barriere del socialmente accettato attraverso l’attenzione per il mondo interiore di chiunque, anche di chi usa linguaggi esistenziali distanti e incomprensibili, fuori insomma dalla "zona" riconosciuta. È un incontro tra due giovani solitudini destinate a legarsi quello che avviene tra Lucie e Jordan, due fragilità che convergono nella propria sofferenza, che si riconoscono e si apprezzano solo per ciò che sono, al di là di quello che devono dimostrare di essere. Una cosa che spesso soltanto l’animo ancora integro degli adolescenti riesce a fare.

 

 


 

 

 

 
 
 
 

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