La bambina che andava a pile

La bambina che andava a pile

Ecco Monìc: è una funambula! Tiene cinque libri in equilibrio sulla testa e si sposta sulla fune cercando di non cadere. Decifrare la sua lingua è un′avventura che richiede allenamento e a volte si ha paura di cadere. Monìc tiene in mano un retino per farfalle, ma quelle che volano in aria sono parole, sillabe, lettere: bisogna acchiapparle perché non scappino via. Se c′è una cosa che Monìc proprio non sopporta è il buio, perché al buio non si sente nulla per chi come lei parla e ascolta con la bocca e con le mani. La sua vita è fatta di fili e di elettronica, ma fondamentale è non dimenticarsi le pile a casa. Per chi non lo sapesse, la lettura labiale è il trucco che utilizza chi è sordo per cercare di capire che cosa sta dicendo chi parla. Guardando il movimento delle labbra è più semplice indovinare le parole giuste, sempre che non si abbia di fronte il nonno di Heidi coi suoi baffoni, o un rapper con il microfono davanti alla bocca, o un′attrice con le labbra al botulino! Gli udenti sono tutti coloro che sentono perfettamente i suoni con le orecchie, che parlano al telefono con disinvoltura e sono sempre sicuri di ciò di cui si sta parlando. Tuttavia, è chi non sa mettersi in ascolto degli altri, il vero sordo…

Fatta eccezione per qualche parola colorata di verde o di blu, questo albo illustrato si presenta in bianco e nero e si apre con una doppia pagina che mostra una lavagna. Un disegno in gesso bianco su fondo nero. Oggi si studia una lingua straniera, che come tutte le lingue è straniera finché non la si conosce: la lingua bilingue delle parole e dei segni, concerto per voce e mani. È la stessa che si è abituata a usare l′autrice, Monica Taini, a cui all′età di due anni è stata diagnosticata la sordità profonda. Quando ne aveva dieci, le è stata impiantata una protesi cocleare, un′operazione che, come ci spiega nel Glossario Semiserio a fine libro, permette di essere raggiunti dai suoni esterni riprodotti artificialmente. E di evitare il metal detector in aeroporto, sentendosi anche un po′ importanti! Il buio è nero, è uno schermo che non lascia passare i messaggi del mondo. Ma la pagina dopo ritorna il bianco: pagina da riempire di parole e di mani che si muovono a segnare, indicare, raccogliere, accogliere. Il bianco e il nero sono anche i colori dell′incisione, tecnica studiata dall′autrice e illustratrice all′Accademia di Belle Arti di Venezia. Albo illustrato non semplice per il tema trattato e per la tecnica di illustrazione, seppure efficacissima e in sintonia con la parola scritta. Divertente e istruttivo il glossario a fine storia. Dai 5 anni.



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