La bambina nel castello dentro il museo

La bambina nel castello dentro il museo
“C'è, in un museo, una bambina che vive in un castello. Il castello si trova dentro una sfera di cristallo.” Già, proprio una di quelle sfere che se le agiti fai nevicare, ma più grande. Il museo è un romantico museo di giocattoli pieno di preziosi balocchi di una volta, ma è la bambina il pezzo forte della collezione. I piccoli visitatori si assiepano attorno al globo traparente per incrociarne lo sguardo, la spiano attraverso le finestrelle della sua fastosa dimora-prigione. Poi però quando i bambini lasciano il museo lei si sente sola, non importa quanti svaghi e divertimenti abbia a disposizione. Il suo posto preferito è l'alta torre che domina il castello. È lì che la bambina dorme e sogna. Sogna di incontrare altri bambini come lei, come i lettori del libro...
La trama de La bambina nel castello dentro il museo (miglior libro illustrato per bambini nel 2008 secondo Publishers Weekly) potrebbe benissimo essere scambiata per un buon episodio della serie Ai confini della realtà. Stessa straniante sensazione di disagio, stessa atmosfera onirica, stesso epilogo inquietante. Basterebbero le stanze della principessina solitaria popolate da surreali creature meccaniche (avete mai fatto caso alle facce dei vostri bambini di fronte a un pupazzo a molla?). Coniglietti violinisti, dadi volanti, topi a carica, trottoline umane, elefantini-palla e lei, la sovrana bambina di questo mondo in miniatura, con lo sguardo triste e i suoi biondi capelli svolazzanti, che “si dice viva lì da sempre”. Nicoletta Ceccoli ci mette del suo nel dare forza visiva a questo universo un po' sospeso, creando scenari surreali e figure umane impalpabili (i visi eterei, quasi senza lineamenti, e i grandi occhi liquidi, come la bimba della copertina). Una luce soffusa e metafisica (che non sembra provenire da una fonte determinata) e le aree fuori fuoco rendono la scena sottilmente inesplicabile. Un plastico (di quelli che trovi ne musei appunto) che mima la realtà per una solo abitante. E il bambino lettore? Da spettatore curioso e distante, si ritrova risucchiato all'improvviso nella dimensione della pseudo-esistenza che per chissà quale maledizione è toccata in sorte alla protagonista. Il libro gli chiede una fotografia, la sua fotografia, da incollare nella spazio di una cornice vuota, appesa nel castello, dentro il museo. Per placare la nostalgia della bambina, per non abbandonarla alla sua sconfinata solitudine. Tra allusioni ai quadri di Escher e richiami al Michael Ende surrealista de Lo specchio nello specchio, il libro non si presta quindi a nessuna chiave di lettura predefinita ma ne suggerisce molte (la solitudine, la nostalgia, la moltiplicazione dei piani della realtà). Da leggere ai bambini per vedere che effetto fa...

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER