La belle sauvage ‒ Il libro della polvere

La belle sauvage ‒ Il libro della polvere
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Sulle rive brumose del fiume, oltre tre miglia a nord del Tamigi, dove il Jordan ed altri prestigiosi collegi si contendono la supremazia nelle gare di canottaggio, qui – proprio sulla riva opposta a quella su cui sorge maestoso il convento di Godstow – vive Malcom Polstead. Il ragazzino undicenne, corporatura robusta e capigliatura fulva, abita negli alloggi della locanda “The Trout”, un edificio in pietra un po’ rozzo ma accogliente, gestito dai genitori e dove spesso lavora come garzone. La sua vera passione però, quando non è impegnato ad andare a scuola o a studiare, è “La belle sauvage”, l’amata canoa che custodisce con devozione e con la quale compie lunghe traversate del fiume assieme ad Asta, suo inseparabile daimon. È un ragazzino sveglio Malcom, e molto intelligente; gli piace ascoltare le conversazioni che carpisce di sfuggita tra i tavoli della locanda, soprattutto se riguardano la scienza e la filosofia. E frequenta con altrettanto interesse gli edifici in pietra grigia al di là del ponte proprio fuori della taverna; lì, tra i campi verdi, i frutteti e gli orti ordinati, abitano le suore del convento. Nella loro cucina Malcom impara da suor Fenella i segreti di una perfetta frolla per le crostate di rabarbaro e con suor Benedicta affronta interessanti conversazioni che lo affascinano in particolar modo se l’argomento è a carattere religioso. In una uggiosa giornata invernale arrivano alla locanda tre personaggi insoliti: schivi, silenziosi, chiedono un luogo appartato dove bere e mangiare qualcosa. A Malcom e ad Asta quei figuri mettono a disagio, soprattutto perché sembrano molto interessati alle attività del convento, in particolare chiedono con insistenza se fra quelle mura sia nascosto un bambino in fasce...

Dopo ben venti anni dalla pubblicazione de Il cannocchiale d’ambra (ultimo capitolo della trilogia Queste oscure materie), Philip Pulmann torna ad incantare i suoi lettori più fedeli con un ritorno ai temi, alle ambientazioni ed alle atmosfere che hanno reso il mondo della Polvere indimenticabile ai più, conservandone intatta la malìa. Ne è la prova che bastano poche pagine per sentirsi nuovamente attratti da quel multiverso inquietante ed affascinante al tempo stesso nel quale Pullman ha forgiato le vite e le vicende dei suoi personaggi. Qui il protagonista è Malcom, un ragazzino che data la sua estrazione sociale ha ben poche probabilità di completare gli studi, ma che manifesta comunque un desiderio insaziabile di conoscenza. Il suo sogno più grande è diventare uno studioso, un astronomo o un teologo sperimentale e poter fare “scoperte sulla natura più profonda delle cose”. È forse proprio per questo, per la sua curiosità, che si trova invischiato in una faccenda più grande di lui. Sarà proprio Malcom a scoprire che la piccola nascosta nel convento è Lyra e toccherà a lui sottrarla alle grinfie degli emissari della CCD (Corte Concistoriale di Disciplina) e dei loro terrificanti daimon. Intercetterà per puro caso un messaggio in codice racchiuso in un piccolo contenitore a forma di ghianda: perché mai in quelle righe a lui incomprensibili Polvere è scritto con la lettera maiuscola? Conoscerà una donna misteriosa – in realtà una ricercatrice all’università che lavora sotto copertura cercando anche di interpretare l’aletiometro bodleiano di Oxford – che soddisferà la sua sete di conoscenza dandogli libero accesso alla sua fornitissima biblioteca in cambio di informazioni; affronterà un’epocale alluvione che rischia di distruggere tutto il mondo a lui conosciuto. Insomma, pagine davvero succose per chi è Pullman-addicted in un primo volume che si legge d’un fiato, e che – come ci tiene a sottolineare l’autore – non è né un prequel né un sequel ma una storia parallela, proprio come gli universi tanto cari a Pullman.



 

 

 
 
 
 

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