La contessa sul tetto

La contessa sul tetto

Diana Pilchard ha undici anni e mezzo e ogni tanto parla con sé stessa. Soprattutto quando ci sono problemi. E il problema principale è proprio lei, da un po′ di tempo a questa parte. Un problema con le trecce, perché i capelli non devono infilarsi tra le dita e le corde del violoncello, quando suona. Un problema con la gonna lunga, perché di certo non si possono mostrare le mutande a chi ascolta. Un problema con la schiena dritta e con i calli alle dita, con una voglia mai soddisfatta di giocare all′aperto. Ma come si fa? Non si può certo correre il rischio di rompersi un dito o un braccio e saltare così le ore di lezione con la sua insegnante di musica. D′altronde Diana Pilchard ha imparato che non esistono problemi, soltanto soluzioni, come le ripete sempre suo padre, perciò se ogni tanto dubita di sé, stringe i denti e fa finta di niente. Finché un giorno il pappagallo Lara sparisce e tocca cercarlo per tutto il condominio di Via dell′Oro 33. Diana arriva fino all′ottavo piano, anche se in teoria le è stato proibito di fare le scale. Trova una botola che porta al terrazzo. E sul tetto, in un capanno lurido, circondata da decine di uccelli, incontra la Contessa. È una donna grassa e sporca, niente nei suoi modi è accogliente o gentile, eppure Diana Pilchard torna a trovarla, una, due, tre volte... perché qualcosa le parla di quel “prima” che non ha conosciuto, di sua madre, dei segreti da cui fino ad allora è stata tenuta al riparo…

Non è facile essere una ragazzina di undici anni, se tuo padre ha scritto Come essere felici in dieci semplici mosse più una e non arrendersi. Non è facile neanche fare il papà tutto da solo, crescere una figlia cercando di proteggerla dalla sofferenza e da qualsiasi incidente possa turbare la sua esistenza. Per fortuna interviene la vita a mettere in disordine tutti i piani, a buttare all′aria i divieti, a sovvertire le regole. Perché non esistono soluzioni a tutti i problemi, anche se sulle prime potrebbe sembrare confortante; esistono soprattutto l′imperfezione, la nota che stona, l′errore permesso. L′inciampo è doloroso, ma possibile. Alice Keller scrive un romanzo per ragazzi che ha la levità della poesia e il simbolismo delle favole. Con uno stile personale ed evocativo, trasporta il lettore in uno stato d′animo di sospensione, quello della protagonista e quello tipico dell′età che precede l′adolescenza. Una storia complessa ma lieve, che parla di molte cose senza nominarle, lasciandole con fiducia alla forza persuasiva della scrittura. Le illustrazioni, discrete come si conviene a un libro destinato alla fascia 11/13 anni, sono in perfetto accordo con il carattere della narrazione.



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