La cosa che fa più male al mondo

La cosa che fa più male al mondo
Cosa fanno una iena e una lepre in riva al fiume? Pescano naturalmente, e la pesca - si sa - è un'attività zen. Mentre sta lì immobile ad aspettare che i pesci abbocchino, la mente, libera di vagare, va al cuore delle cose.  La lepre dalle lunghissime orecchie rompe il silenzio e dà inizio ad una disputa filosofica su quale sia la cosa che fa più male al mondo. Punture di vespa, pestate di elefante, mal di denti. Se la iena dall'assurda dentatura a staccionata si concentra sul dolore fisico – i predatori sono fatti così, le prendono e le danno –, la lepre invece è certa che sia la menzogna la più dolorosa di tutte e per convincere l'avversario architetta un piano machiavellico a base di tortini di cac..., mosche, lesa maestà e grandi bugie. Alla fine, la iena imparerà a sue spese quanto male può infliggere una menzogna ben assestata...
Sul racconto della Costa d'Avorio riscritto per l'occasione da Paco Liván, c'è il solido marchio di fabbrica di Roger Olmos. L'artista spagnolo ha la capacità indiscutibile di dare il “tono dominante” alle storie che illustra, la sua lettura d'autore non fa sconti (date un'occhiata alla tavola in cui la iena vomita istericamente la sua derisione tra le orecchie della lepre filosofa che le ha appena rivelato la propria idea di massima sofferenza). Brusco, fiammeggiante, ferocemente ironico, lo stile dello spagnolo da sfoggio di sé soprattutto nell'espressione degli stati d'animo. Quando l'intensità di un'emozione raggiunge il culmine, il disegno sembra non bastargli più e allora trapianta sui corpi dei personaggi l'immagine fotografica della parte che la esprime maggiormente (le mani del re perplesso, la bocca ruminante della capra in attesa dell'interrogatorio). È poi stupefacente come le tavole di Olmos (tutte sue due pagine, con il testo che scorre attraverso) riescono a dare l’illusione della tridimensionalità lavorando su contrasto e gradi diversi di luminosità. Eppure l’albo non si risolve nella performance pirotecnica dell’illustratore. Questa favola di animali africana conserva intatto il respiro profondo della terra che l’ha partorita, con buona pace dell’effervescenza iberica…

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