La fabbrica delle mamme

La fabbrica delle mamme

All’ennesimo richiamo della mamma, Nino va su tutte le furie: vuole rimanere a giocare a pallone nel parco! La mamma insiste per tornare a casa, perché è tardi. A quest’ora ci sono tante cose da fare: preparare la cena, svuotare la borsa della piscina, fare i compiti... insomma, tutte quelle cose noiose che fanno i genitori. Nino questa volta non vuole proprio obbedire e per rabbia pronuncia la fatidica frase: “Voglio un’altra mamma!”. Ancora non sa che esiste la fabbrica delle mamme, dove potrà sceglierne una nuova. È proprio lì che la mamma lo accompagna. Arrivati sul posto, davanti ad un enorme cancello, Nino scende dall’auto sbattendo lo sportello e senza neanche salutare, ancora imbronciato. La fabbrica delle mamme è una costruzione colorata e stravagante. Sul portone lo accoglie un soldatino di stagno che per salutarlo s’inchina e si leva il cappello. Nino entra e l’omino gli spiega che il percorso attraverso la fabbrica attraverserà diverse tappe, in ognuna delle quali potrà selezionare una caratteristica della nuova mamma. Questa gli verrà consegnata alla fine, prima di uscire, così potrà tornare a casa con lei. Insomma Nino potrà scegliere una mamma che lo fa giocare a pallone quanto vuole, che sa costruire le navicelle spaziali e preparare cose buone da mangiare, che non si arrabbi mai. E magari anche con un naso piccolo, così da non sentire la puzza dei suoi piedini. Ma Nino è davvero sicuro che vuole veramente una mamma così?

Claudia Mencaroni, come scrive di sé sul suo blog, “sguazza nelle parole: scrive, riscrive, legge, corregge, impagina e mette a posto i testi di altri”. È una redattrice freelance che ha pubblicato dei manuali per Newton Compton e delle antologie di racconti edite da PONS. La fabbrica delle mamme è il suo primo albo illustrato in cui sperimenta la riuscita collaborazione con la giovane illustratrice Giulia Cregut, neodiplomata all’accademia Nemo di Firenze. I suoi acquarelli riempiono le pagine che portano il lettore alla scoperta della bizzarra fabbrica delle mamme, tra macchine piene di tubi, bottoni e leve, alambicchi e strumenti di misura, attraverso scale, tunnel e stanze singolari. Le parole richiamano i colori e i suoni di meccanismi e ingranaggi che progressivamente riecheggiano: all’esterno, comignoli sbuffanti, ruote scricchiolanti e stantuffi, all’interno pavimenti tremanti, pareti che si scuotono, turbìne che accelerano e poi ancora ronzii, sibili, tintinnii e tonfi. Il piccolo protagonista varca la soglia di fantasiose stanze di moquette colorata, dai pavimenti lucidissimi o piene di specchi e il passaggio tra l’una e l’altra avviene attraverso tunnel angusti, lunghi corridoi e scale ripide: una sorpresa dopo l’altra in un crescendo che inevitabilmente porta allo smarrimento finale e alla corsa a ritroso del povero Nino che finalmente ritrova il suo posto al sicuro accanto alla madre - immagine efficacemente rappresentata nella descrizione del bambino che si infila la cintura di sicurezza, appunto. Storia facilmente leggibile nel suo stampatello maiuscolo, La fabbrica delle mamme appassiona e fa riflettere mamme, papà e bambini.



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