La falsa nota

La falsa nota
Non è da tutti venire a sapere da un giorno all’altro di essere imparentanti con Benjamin Franklin, Wolfgang Amadeus Mozart e un mucchio di geni e grandi leader del passato e del presente. Ad Amy e Dan Cahill è capitato, ironia della sorte, proprio il giorno del funerale della loro nonna, facendoli capitombolare nell’avventura delle avventure. Il fatto è che quella dei Cahill è una famiglia dalle origini antichissime e autorevolissime. Solo che il segreto di questo potere pluricentenario è andato perduto e nonna Grace, prima di passare fra i più, ha bandito nel suo testamento una gara per ritrovarlo. Così i due ragazzini hanno lasciato l’America e stanno percorrendo l’Europa in lungo e in largo con la fedele Nellie, la babysitter – anzi ragazza alla pari, come ci tiene a precisare Dan - che ha accettato di accompagnarli nella folle e pericolosa impresa. Sì, pericolosa, perchè gli altri Cahill impegnati nella caccia al tesoro non guardano tanto per il sottile quando si tratta di vincere e sono pronti a ricorrere anche alle soluzioni estreme. Tipo freccette avvelenate, esplosivi e altre efficaci pratiche di eliminazione. Adesso Amy e Dan sono arrivati a Vienna, guidati da una partitura mozartiana che dovrebbe rappresentare una nuova traccia da seguire. Ma capire cosa si nasconda in quel mucchio di note è un bel problema. E lo è ancora di più scoprire cosa c’entri nel mistero l’infelice frase che costò la testa a Maria Antonietta, quando disse che se il popolo non aveva pane poteva mangiare brioche...
Rick Riordan, autore de Il labirinto delle ossa, primo capitolo delle 39 chiavi, passa il testimone a Gordon Korman e le peripezie dei due giovani Cahill continuano, piene di agguati, insidie e complicazioni varie. Ci si mette pure Saladin, lo snobbissimo gatto di Grace, che i due fratelli si sono accollati e che fa lo sciopero della fame perché non vuole scatolette come i felini plebei, ma soltanto costose sogliole fresche. Cosa che Amy e Dan non possono permettersi perché il loro esiguo capitale si sta assottigliando sempre di più. È proprio questo a renderli diversi dai loro perfidi parenti. Tutti gli altri Cahill hanno - ripartiti fra i vari rami del clan - fama, muscoli, astuzia. E tanti, tanti soldi. Amy e Dan hanno solo il loro cervello e lo spremono come un limone per raccapezzarsi fra gli indizi che stanno accumulando e che adesso puntano dritti verso il Giappone, complici due spade da samurai recuperate fortunosamente. A voler cercare una morale, si può dire che la serie delle 39 chiavi sia un elogio dei perdenti apparenti. Quelli un po’ sfigati, riservati, ingenui, vestiti come viene, che in un mondo di aggressivi modaioli sgomitanti sembrano sconfitti in partenza, e poi invece ce la fanno in barba a tutti. Ma non è il caso di affliggere un libro frizzante e scanzonato con sospetti di moralismo. La falsa nota è soprattutto divertente, quindi godetevelo in attesa di continuare la caccia nella prossima puntata, Il ladro di spade. Nel frattempo, un jet diretto a Oriente sta disegnando una striscia bianca nel cielo e c’è da scommettere che Amy e Dan siano già a bordo.

 

 

 

 
 
 
 
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