La famiglia C

La famiglia C
Ogni mattina mio padre prepara la colazione. La mamma legge il giornale. E io preparo la cartella. Poi usciamo di casa a razzo, e ognuno di noi va al lavoro. Questo accade tutti i giorni. E quando arriva la sera, torniamo a casa. Ma la cena dura pochissimo, perché non vogliamo rischiare di arrivare in ritardo al nostro spettacolo preferito… 
È un testo brevissimo, conciso e lapidario quello scritto da Pep Bruno. Apparentemente banale, è scritto con una precisione e un’esattezza da far invidia a un poeta. Con parole quotidiane, lo scrittore spagnolo riassume in pochi tratti l’intera giornata di una famiglia come tante. I genitori svolgono mestieri comuni: la mamma lavora come infermiera e il papà fa il sarto, mentre il loro unico figlio va a scuola. Ogni mattina si ritrovano tutti insieme per fare colazione, e si separano per ritrovarsi alla sera. Nulla di strano, voi dite. È la classica famiglia media di oggigiorno, non troppo ricca, non troppo povera, con un unico figlio e un piccolo appartamento in centro città. E magari anche un gatto. Ma se la famiglia in questione è la famiglia C, allora è tutta un’altra storia. Ogni più piccolo e insignificante gesto quotidiano diventa un’acrobazia. Tostare il pane o versare il caffè non è più facile come sembra, ma richiede le doti di un equilibrista. Preparare la cartella richiede le capacità di un giocoliere. Uscire di casa quelle della donna cannone. E stare a scuola quelle di un domatore di leoni. Pagina dopo pagina, indizio dopo indizio, il lettore scopre quale meraviglioso spettacolo la nostra famigliola non può perdere. È una piccola sorpresa finale, la cui bellezza non sta nella sua (facile) conquista, ma nel lento accumulo degli indizi e nel gusto che si prova a vedere, voltando pagina, quale bizzarra invenzione abbia trovato l’illustratrice per rappresentare l’hobby preferito della famiglia C. Suddividendo in due la scena (l’azione circense raffigurata con un’esplosione di colori si contrappone al grigiume dei comportamenti normali), la Cabassa gioca con il collage e con diverse fantasie, mischiando superfici e forme in uno spazio quasi bidimensionale. E ancora una volta, la casa editrice Kalandraka si dimostra vera maestra nell’accoppiare un autore al giusto illustratore. I due artisti (già collaudati con il Racconto da raccontare mentre si mangia un uovo fritto, in Italia ancora inedito) hanno saputo dar vita a un albo intenso e giocoso, colorato e spassoso. Aggiudicandosi con merito il prestigioso premio internazionale Compostela 2010, sbaragliando tutte le altre 500 opere in gara.

 

 

 
 
 
 
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