La formica e il passaparola

La formica e il passaparola
Federica la formica ha finalmente una bella casa a Verdeprato: merito anche del lombrico Enrico, che ha scavato per lei. Quale sarà il mezzo di comunicazione a distanza più rapido nel prato, se non il passaparola? Così, la formica chiede a Betta l'apetta di ringraziare Enrico da parte sua, visto che è stato proprio un “amicone”. Ma le api, si sa, ronzano e tutte quelle “zeta” non possono che finire nel messaggio. Trillo il grillo non potrà che infarcirlo di “trri” e Ornella la coccinella di “ccc”, e non siamo ancora passati attraverso la bocca di ragno Fustagno e Ugone il calabrone. Quando il messaggio, finalmente, arriva è ormai un “insulto fastidioso”. Per Enrico è difficile capirne il perché, ed eccolo che “striscia verso la formica più che astioso”, passaggio dopo passaggio...
Il gioco del telefono senza fili diverte da sempre proprio per la sua capacità di generare equivoci e stravolgere completamente i significati. In questo caso, il gioco è reso ancora più interessante dall'esplicito riferimento agli accenti delle diverse specie che popolano il prato. In questo modo il libro raggiunge contemporaneamente più di un obiettivo: quello di educare alla tolleranza, perché tutti siamo diversi; quello di insegnare che non sempre la prima cosa che si sente è quella vera e, quindi, quello di suggerire l'importanza del controllo delle nostre reazioni, per darci il tempo di verificare le cose e analizzarle con calma. La scrittura è in rima, ma con molti suoni che cambiano il messaggio e che rendono anomalo anche il ritmo, facendo esitare e sbagliare. Un punto debole, forse, è proprio l'aver trascurato il potenziale ritmico che anche gli errori e le esitazioni hanno, ma il testo è comunque una sorta di scioglilingua in cui cimentarsi e con cui giocare in riletture successive. A metà tra gli insetti di Salvador Dalì e le macchie di Mirò, l'illustrazione si serve di colori antinaturalistici, soprattutto verdi, rossi, neri in ampie campiture e di particolari che rispettano l'andamento curvilineo dell'intero immaginario fantastico creato nelle pagine di questo piccolo albo, col disegno ma anche col testo. Animati e umanizzati – ma solo in parte – dagli accessori, i personaggi si muovono tra pochi elementi di paesaggio e le righe, su pagine che alternano il fondo bianco a quello colorato (ocra, verde oliva, e infine il nero). Non è un albo per bambini troppo piccoli: piacerà a quelli che vanno già a scuola, e che sono in grado di apprezzare un'illustrazione non sempre rassicurante. Ma piacerà anche a tutti coloro che abbiano a disposizione genitori (o lettori, comunque) che non si vergognino ad interpretare i diversi insetti, con i loro buffi accenti e le incomprensioni.

 

 

 

 
 
 
 
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